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Opinioni

L’enciclica “Laudato si'”: l'uomo non sia il padrone della Terra

Non è un documento che può lasciare indifferenti. Scritto avendo presente la pesantissima disuguaglianza che esiste tra un piccolo numero di privilegiati e la gran massa dei poveri, sfida il Nord del mondo a una svolta radicale e decisiva, perché non si può andare avanti così
OPINIONI - “Questo papa non ci lascia mai tranquilli!”. Non ricordo chi abbia fatto questa osservazione un po’ stizzita, ma non c’è dubbio che Papa Francesco ce la stia mettendo tutta per movimentare la scena da troppo tempo statica del cattolicesimo. Prendiamo per esempio l’enciclica Laudato si'. Non è un documento che può lasciare indifferenti. Non dubito che un bel po’ di grandi personaggi abbiano fatto un salto sulla sedia dopo una prima lettura. Scritta avendo presente la pesantissima disuguaglianza che esiste tra un piccolo numero di privilegiati e la gran massa dei poveri, sfida il Nord del mondo a una svolta radicale e decisiva, perché non si può andare avanti così.

Il peso dell’ingiustizia sociale e ambientale è ormai insostenibile, la coscienza dei popoli non può che esigere dai “potenti” un definitivo cambio di rotta, un’assunzione di responsabilità con provvedimenti tempestivi ed efficaci, non in nome della religione, ma dell’etica e della spiritualità umana,  Papa Francesco denuncia infatti il “paradigma tecnocratico”, l’insensatezza della fiducia incondizionata nella tecnica: “In alcuni circoli si sostiene che l’economia attuale e la tecnologia risolveranno tutti i problemi ambientali, allo stesso modo in cui si afferma, con un linguaggio non accademico, che i problemi della fame e della miseria nel mondo si risolveranno semplicemente con la crescita del mercato”. E invita invece ad affrontare i problemi usando il metodo democratico, perché “un vero approccio ecologico diventa sempre un approccio sociale, che deve integrare la giustizia nelle discussioni sull’ambiente, per ascoltare tanto il grido della terra quanto il grido dei poveri”.

A livello generale emerge l’attenzione per il termine “sostenibilità”; la necessità di cogliere l’interazione tra sviluppo ed ecosistema planetario, l’auspicio a un’economia che sostituisca i combustibili fossili con le energie rinnovabili, il richiamo a “un modello circolare di produzione che assicuri risorse per tutti e per le generazioni future”, la critica alla proprietà privata sulla quale “grava sempre un’ipoteca sociale”, e alla globalizzazione, divenuta ormai efficace “strumento di dominazione”. “È arrivata l'ora di accettare una certa decrescita in alcune parti del mondo procurando risorse perché si possa crescere in modo sano in altre parti" continua Papa Francesco. "Sappiamo che è insostenibile il comportamento di coloro che consumano e distruggono sempre più, mentre altri ancora non riescono a vivere in conformità alla propria dignità umana. Per questo è arrivata l'ora di accettare una certa decrescita".

Più oltre afferma senza mezzi termini “il salvataggio a ogni costo delle banche è stato fatto pagare alla popolazione". Non bisogna insistere con la crescita ad ogni costo: "rallentiamo il passo", e puntiamo a uno "stile di vita" conciliabile con la difesa integrale dell'ambiente e della vita di tutti i popoli. "Non si è imparata la lezione della crisi finanziaria mondiale e con molta lentezza si impara quella del deterioramento ambientale". C’è una critica aperta e inequivocabile al laissez-faire che costituisce il caposaldo del liberismo economico: "La finanza soffoca l'economia reale. Il mercato da solo non garantisce lo sviluppo umano integrale e l'inclusione sociale".

Insomma, davvero un Papa che si pone “a capo della sinistra mondiale”, come hanno sarcasticamente sottolineato i suoi detrattori.  Realizzare una "cittadinanza ecologica" invece porterebbe a una serie di "azioni quotidiane" che hanno di mira la cura del creato, e uno sviluppo equo. L’ Enciclica ne elenca varie: "Evitare l'uso di materiale plastico o di carta, ridurre il consumo di acqua, differenziare i rifiuti, cucinare solo quando ragionevolmente si potrà mangiare, trattare con cura gli altri esseri viventi, utilizzare il trasporto pubblico". Il Papa benedice perfino il car sharing: "condividere un medesimo veicolo tra varie persone". Tra i consigli ambientalisti anche quello di "piantare alberi e spegnere le luci inutili. Tutto ciò fa parte di una creatività generosa e dignitosa, che mostra il meglio dell'essere umano".

E aggiunge parole molto forti, citando un documento dei Vescovi della Nuova Zelanda: "Cosa significa il comandamento 'non uccidere' quando un venti per cento della popolazione mondiale consuma risorse in misura tale da rubare alle nazioni povere e alle future generazioni ciò di cui hanno bisogno per 'sopravvivere'?".

Mi sembra che l’idea importante che percorre tutta l’Enciclica sia quella che nella natura e nell’universo tutto sia “interconnesso”, che l’uomo sia parte di questa unità e non possa considerarsi quindi il “dominatore”, il padrone della terra, ma parte della Creazione, responsabile degli effetti delle sue azioni su un pianeta reso fragile da secoli di spoliazione senza limiti. Ciò è particolarmente affascinante dal mio punto di vista, perché evoca meditazioni proprie delle religioni orientali, ma anche di una diffusa spiritualità laica: si apre la possibilità di unirsi alla Chiesa cattolica in una comune battaglia culturale verso un unico obiettivo, condividendo il richiamo ad un nuovo sistema di valori da porre alla base delle scelte di vita. L’esistenza umana non può infatti ridursi ad un perenne accumulo di beni e di denaro. L’egoismo, l’avidità, l’insaziabile sete di potere sono alla base dei problemi ecologici e delle ingiustizie sociali, ma anche della grave insoddisfazione esistenziale che colpisce la gran parte degli esseri umani nel nostro mondo industrializzato.
22/07/2015
Maria Grazia Caldirola - redazione@alessandrianews.it
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