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Provincia

Riaprono fabbriche e uffici, "ma le nubi restano"

Riprende oggi, dopo la pausa estiva l'attività nella maggior parte delle fabbriche e negli uffici della Provincia e on bastano i timidissimi segnali di ripresa forniti da Unioncamere per fare tornare il sereno sull'economia Provincile. I sindacati restano comunque in allerta, soprattutto per quanto riguarda la situazione del capoluogo
PROVINCIA – Non bastano i timidissimi segnali di ripresa forniti da Unioncamere per fare tornare il sereno sull'economia provinciale. Riprende oggi, dopo la pausa estiva l'attività nella maggior parte delle fabbriche e negli uffici della Provincia e i sindacati restano comunque in allerta, soprattutto per quanto riguarda la situazione del capoluogo.
Secondo Unioncamere, la produzione industriale alessandrina, rispetto a quella delle altre province Piemontesi, sarebbe diminuita meno del previsto. Nel 2012, rispetto all’anno precedente, la variazione annua si è attestata a - 2,8%. In regione è andata meglio solo a Cuneo, con un - 1,7%; chi sta peggio è Biella dove si regista un - 8,2%, Torino e Asti - 5,7%, Vercelli - 4,7%, Novara - 4% e Verbano - 3,9%, per una media piemontese pari a - 4,7%.
Un ulteriore segnale di maggior solidità viene dalla lieve ripresa registrata nel primo trimestre 2013 e che ha fatto contenere la perdita in provincia del - 2,2% rispetto allo stesso periodo 2012 a fronte di una media piemontese (- 5,1%).

“Saremo anche messi meno peggio – esordisce Aldo Gregori, segretario provinciale Uil – ma non ci risulta che ci sia un corrispondente miglioramento della situazione occupazionale”. Dello stesso avviso è anche Alessio Ferraris, segretario provinciale Cisl. “Il quadro complessivo non è differente da quello nazionale, ma in provincia ci sono alcune peculiarità, una su tutte, la situazione del comune di Alessandria”. Preferisce invece parlare “solo dopo che avremo i dati alla mano” Silvana Tiberti, segretario Cgil. Che non si esime, però, dal rilevare come “i nodi non sono stati sciolti ed ora sono arrivati al pettine”.

Sul fronte dell'industria, “se la produzione è in ripresa e l'occupazione no, significa o che prima c'era personale in esubero o che, oggi, si fa lavorare di più chi un lavoro ce l'ha, ricorrendo magari a straordinari. Io temo che sia la seconda ipotesi – prosegue Gregori – Il vero problema del settore industriale della provincia è che magari regge, tra luci e ombre, ma si naviga a vista, senza prospettive”.
Alessio Ferraris fa un'analisi per aree: “Il settore metalmeccanico, insieme a quello dell'edilizia e della chimica legata all'automobile, è quello che ha patito maggiormente in questo ultimo anno. Alcuni dati, peraltro da confermare, farebbero pensare ad un cenno di ripresa. Ma riteniamo che un'indicazione attendibile si posso avere solo dopo la prima decina di settembre”.
All'Ilva di Novi alcuni reparti non hanno osservato la tradizionale fermata. “Si è lavorato per stoccare merce e questo fa supporre che a settembre arrivino degli ordini. Certo che – dice ancora il segretario provinciale – la situazione locale è legata a quella di Taranto. Attendiamo ora la presentazione da parte del commissario nominato dal Governo, Bondi, la presentazione del piano industriale”.
Ferie prolungate di qualche giorno per i dipendenti di Kme. Lavori di manutenzione e lo spostamento di alcune linee produttive hanno fatto posticipare l'apertura dei cancelli della fabbrica fino a giovedì 29. Non si tratta quindi di motivi legati al calo dei carichi di lavoro, che pure c'è stato nel mese di luglio, ma di motivi organizzativi. Il lavoro riprende, comunque, con l'incognita dei contratti di solidarietà per il reparto tubi di rame: nei primi giorni di settembre sarà infatti firmato l'accordo in Confindustria per l'applicazione della solidarietà per i circa 400 dipendenti. “Per ora l'accordo firmato ad aprile (che ha bloccato la messa in mobilità per tre anni per 95 esuberi, ndr) regge – spiega il segretario provinciale Cisl – ma restano le preoccupazioni legate al futuro dello stabilimento di Serravalle. Il timore di un potenziamento degli impianti del gruppo in Germania a scapito di quelli italiani non è del tutto scomparso”. In virtù dell'accordo, che prevedeva l'internalizzazione di alcuni servizi, tra cui quello di portineria e le spedizioni, sono stati “recuperati” una quarantina di posti di lavoro, riassegnati a dipendenti Kme.

Sulla Michelin di Spinetta pesa la decisione del gruppo della chiusura di un importante stabilimento in Francia e c'è preoccupazione per la presentazione del piano industriale entro fine anno.
Le situazioni più critiche restano quelle della Bundy di Borghetto Borbera, settore metalmeccanico, e di Cementir di Arquata Scrivia.
Per l'azienda multinazionale di Borghetto (300 dipendenti circa) si attende la presentazione del piano industriale da parte della proprietà. Lo scorso luglio, nel corso di un incontro richiesto dall'amministrazione comunale, l'amministratore delegato del gruppo aveva dato garanzie sul mantenimento della produzione fino alla fine del 2013. Dopo quella data, non ci sono certezze e si apre l'incognita di un trasferimento della produzione in Turchia.
Non è ancora sciolto, poi, il nodo sulla chiusura dello stabilimento Cementir di Arquata, annunciato dall'azienda per ottobre. Cementir ha avviato la procedura di mobilità per i 72 dipendenti e a settembre si terrà un nuovo incontro presso la sede di Confindustria di Roma per discutere le sorti dello stabilimento.
“Regge la chimica avanzata, quella del gruppo Guala o della Solvay. Nel settore dolciario – conclude il segretario – non risultano infatti esserci problemi per Novi-Elah- Dofour e anche la recente acquisizione di Pernigotti da parte di una società turca potrebbe, al contrario, avere risvolti positivi, in quanto la nuova proprietà sembrerebbe interessata ad aprire le porte di un mercato interessante come quello turco, appunto”.
C'è però un “sommerso” difficile da quantificare: “sono le piccole imprese, quelle che chiedono la mobilità per pochi dipendenti. Numero che fanno poca impressione, ma che messi tutti insieme, sono drammatici”, dicono i segretari Uil e Cisl.

Il caso “Alessandria”
E torna, invece, dirompente, il caso alessandrino. Tante scelte rinviate o procrastinate “nel tentativo di metterci una pezza”, andranno ora affrontate.
Nell'agenda dei sindacati c'è la discussione del piano industriale Atm, già dalla prossima settimana. “Anche per Amiu si arriva ogni mese a tamponare a fine corsa. Non è più possibile andare avanti così”, dice Gregori.
La partita Aspal, poi, è tutt'altro che conclusa: “inizialmente si parlava di cessioni di servizi e personale. La delibera della giunta comunale indica invece il trasferimento dei servizi. E il personale? E' una scelta che non condivideremo e su questo siamo pronti a dare battaglia”.
Ferraris rileva come “il problema della riorganizzazione della pubblica amministrazione è all'ordine del giorno dell'agenda nazionale. Ci sono apparati costosi e mal funzionanti. Se ci sono delle responsabilità vengano individuate. Ma non deve passare la logica che a pagare tutto siano i dipendenti. Se questo vale a livello nazionale, ancor di più vale a livello alessandrino”.
“Per la città di Alessandria ci sono una serie di situazioni che non possono più essere rinviate. Preoccupa a distanza di tempo l'assenza di progettualità da parte dell'amministrazione”, rilevano i sindacati.
26/08/2013
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