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Opinioni

Non c'è più trippa

I macellai possono dormire sonni tranquilli: nel giro di qualche settimana al massimo la buriana scatenata dall'Organizzazione mondiale della Sanità, che nei giorni scorsi ha inserito gli insaccati e le carni rosse lavorate nella categoria degli elementi a più alto rischio di cancerogenicità (al pari di tabacco e benzene!) si sgonfierà
OPINIONI - I macellai possono dormire sonni tranquilli: nel giro di qualche settimana al massimo la buriana scatenata dall'Organizzazione mondiale della Sanità, che nei giorni scorsi ha inserito gli insaccati e le carni rosse lavorate nella categoria degli elementi a più alto rischio di cancerogenicità (al pari di tabacco e benzene!) si sgonfierà. Complici etichette ammiccanti sulla genuinità, infatti, ma soprattutto campagne televisive di pubblicità commerciale, se non addirittura istituzionale, mirate a esaltare l'assoluta garanzia della qualità italiana, riporteranno le pecorelle – in questo caso i maialini - agli ovili e l'economia delle salsicce nostrane riprenderà più fiorente di prima. Così è stato e così sarà, sempre, in una società schizofrenica e incapace di ragionare se non per slogan terroristici da un lato e successive rassicurazioni spesso prive di fondamento dall'altro.
Così è stato, per esempio, ai tempi dell'aviaria: il virus che – anche allora – minacciava di mettere in ginocchio l'economia planetaria del settore. Qualcuno si ricorda com'è andata a finire? Giorni e giorni a vedere immagini televisive di cataste di polli che, dall'ammasso quotidiano degli allevamenti in cui (si fa per dire) vivevano, venivano trasferiti ancora vivi nell'altrettanto ignobile ammasso dei sacchi della spazzatura ai quali, uomini in tuta candida, davano fuoco col lanciafiamme. Dopo di che, il nulla: qualcuno ha detto e scritto che si poteva stare tranquilli e, in men che non si dica, i numeri delle imprese avicole sono tornati quelli di prima.
Col tabacco – caso del tutto analogo all'odierno degli insaccati – lo stesso: la demonizzazione, tuttora, è addirittura certificata sui pacchetti delle sigarette, attraverso diciture macabre che preannunciano probabile morte e sofferenza per chiunque si avvicini a quel prodotto, feti compresi. Danni per mister Philip Morris e i suoi amici? Neanche mezzo: solo qualche disagio in più per i tabagisti, che negli anni si sono visti ridurre – meritoriamente – gli spazi pubblici in cui poter fumare, intossicando anche gli altri.
In quel caso, almeno, la politica non riuscì a mettersi di traverso più di tanto: sostenere e convincere che il sigaro toscano possa escludere le conseguenze di un cancro del polmone, infatti, è obiettivamente più complicato che persuadere il consumatore medio sulla relativa innocuità degli hot dog.
In quest'ultimo caso, infatti, le rassicurazioni del Ministero della Salute non si sono fatte attendere e l'interesse nazionale delle ditte produttrici di salumi ha indotto la ministra Beatrice Lorenzin (che come competenze in materia di Sanità, pur non essendo laureata in nulla, vanta comunque addirittura una maturità classica), a inveire contro l'Oms sostenendo che non sanno di cosa parlino.
Non è così, naturalmente, e soprattutto non lo è da oggi. Le risultanze sulla potenziale pericolosità delle carni rosse lavorate, infatti, sono note da almeno trent'anni: il professor Umberto Veronesi ha perso ormai la voce ripetendolo in ogni occasione di confronto pubblico, ma fino a oggi è rimasto inascoltato. Lui come molti altri medici, nutrizionisti e biologi, del resto, che proprio perché meno noti (ma non per questo meno importanti sul piano scientifico), sono perennemente esiliati dall'informazione ufficiale che li considera “di parte”. Certo, adesso, con il sigillo dell'Organizzazione Mondiale della Sanità su questo punto, le cose si complicano un po' non fosse altro perché, come ha già sottolineato qualcuno, dell'acclarata natura cancerogena di quei cibi nessuno potrà più dire: «Non lo sapevo». Ma durerà poco. Rientrerà nelle paure del momento, schiacciate da altri luoghi comuni riesumati sulla scia del tanto peggio, tanto meglio: «Lo smog fa più morti dei salamini d'asino», si dirà, per esempio. Probabilmente è vero, ma con una sottile differenza: deportare intere popolazioni metropolitane nella valle dell'Eden è più complicato - e ha più pretese – che non rinunciare soltanto alla salsiccia bavarese, come pure alla 'nduja calabrese.
31/10/2015
Maurizio Scordino - redazione@alessandrianews.it
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