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Opinione

Le armi e la democrazia: incompatibilità di fondo?

I recenti fatti di cronaca fanno tornare alla ribalta la discussione tra sostenitori della sicurezza fai-da-te e chi ancora delega questo compito allo Stato
OPINIONE - Tra le molte notizie di cronaca nera che si susseguono su giornali e telegiornali, ad accendere un dibattito maggiore, è stata, ultimamente, quella del furto in una casa nel milanese, dove un pensionato ha sparato e ucciso uno dei tre ladri che si erano introdotti nella sua abitazione. Si è sollevato un vero e proprio polverone mediatico con interviste al capofamiglia, accusato di omicidio volontario, che rimbalzavano da un canale all’altro in tutti i programmi televisivi, seguite dai soliti sterili diverbi tra politici, giornalisti e opinionisti dell’ultima ora. Secondo il protagonista della triste vicenda, già vittima di tre furti dall’inizio dell’anno, i ladri si sono introdotti nell’abitazione a notte inoltrata e lui, che da tempo dormiva con una pistola carica regolarmente detenuta sotto il cuscino, è sceso al piano di sotto con l’arma in pugno; quando ha visto uno dei ladri nel salotto, preso dalla paura e con l’intento di difendere la propria famiglia, ha sparato ferendo a morte il giovane rapinatore disarmato e, a quanto sembra, in fuga.

L’opinione pubblica si è divisa tra i sostenitori della sicurezza fai da te e chi ancora delega questo compito allo Stato. I primi, capitanati dal sindaco leghista Buonanno, che si è presentato in uno studio televisivo con una pistola, chiedono maggiore libertà nell’uso delle armi e di ampliare la legge sulla legittima difesa, specialmente nella proprietà privata. Spesso si tratta di vittime di innumerevoli furti, esasperati dal susseguirsi di questi crimini, che nutrono una scarsa fiducia nella giustizia italiana e reclamano la certezza della pena anche come deterrente. Altri italiani, tra cui il sottoscritto, credono che spetti allo Stato, in quanto “detentore dell’uso della forza legittima”, citando lo storico Max Weber, difendere i propri cittadini. Si potrebbe obiettare che questo non avviene, tuttavia non è possibile pensare che ci sia un poliziotto davanti ad ogni portone, ma sicuramente è legittimo chiedere un aumento dell’organico delle forze dell’ordine e un incremento dei fondi per l’acquisto e la manutenzione delle attrezzature necessarie.

Quello che temono questi cittadini è che l’Italia diventi un moderno Far West, con persone armate fino ai denti pronte a farsi giustizia da sole. Sempre gli Stati Uniti, ci offrono un esempio di come un Paese con più armi non sia una nazione più sicura, anzi stragi e sparatorie sono all’ordine del giorno proprio per la facilità di reperire armi, giustificata dall’esercizio della legittima difesa. Questo non vuol dire, ovviamente, che si debba subire passivamente le angherie altrui, ma è necessario che l’uso della violenza sia limitato alla difesa personale quando attaccati; altrimenti si finirebbe con il legittimare azioni non consone ad un regime democratico. Alcuni provvedimenti, alternativi alla diffusione delle armi da fuoco, oltre a quelli già citati, possono essere incentivi fiscali per l’acquisto di impianti di allarme e, come giustamente chiedono i più agguerriti, pene più aspre e soprattutto certe per i furti. Il dibattito proseguirà con il procedere delle indagini, essendo questo un tema facilmente strumentalizzabile dalle forze politiche.

Sentiremo fioccare proposte per trovare una soluzione al problema, che puntualmente si risolveranno in un nulla di fatto, ma è importante tenere a mente che ogni cittadino ha diritto alla sicurezza e che essa deve essere garantita dallo Stato. Ognuno è altresì tenuto a difendersi, ma solo in caso di provato pericolo: in caso contrario, eventuali aperture all’uso di armi verrebbero sfruttate sconsideratamente per illeciti fini personali, come è insito nella mentalità approfittatrice ampiamente diffusa in Italia. Sono fermamente convinto, infatti, che una democrazia non debba cedere sui principî basilari del vivere comune, poiché verrebbe meno la credibilità e l’autorevolezza dell’istituzione stessa.
 



Edoardo Prigione 
29/10/2015
Edoardo Prigione - redazione@alessandrianews.it
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