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Economia

Confartigianato: "Vanno trovate soluzioni a Imu e Tares"

La vicenda dell’Imu conclusa dal Governo ha indotto la Confartigianato a fare i conti sugli oneri sopportati dalle imprese rilevando che da gennaio 2013 l’imposta municipale sui capannoni e laboratori delle imprese è più costosa
PROVINCIA - La vicenda dell’Imu conclusa dal Governo ha indotto la Confartigianato a fare i conti sugli oneri sopportati dalle imprese rilevando che da gennaio 2013 l’imposta municipale sui capannoni e laboratori delle imprese è più costosa: infatti l'aumento automatico da 60 a 65 del moltiplicatore da applicare alle rendite catastali per gli immobili produttivi, scattato da inizio anno, ha fatto lievitare il prelievo Imu dell’8,3%, pari a 491,2 milioni di euro di maggiori tasse per le aziende italiane.
Confartigianato ha calcolato l’impatto dei due tributi su imprese e famiglie e ha scoperto che, rispetto all’Ici, l’Imposta municipale sugli immobili ha generato un maggiore prelievo fiscale di 14,5 miliardi sui contribuenti italiani. 
A pagare di più, nel passaggio da Ici a Imu, sono stati gli imprenditori, rileva sempre l'associazione artigianale. Infatti il 50,6% dei Comuni italiani ha aumentato l’aliquota base da applicare agli immobili produttivi, il 47,9% ha mantenuto l’aliquota base del 7,6 per mille e soltanto l’1,6% dei Comuni l’ha ridotta: con il risultato che l’aliquota media nazionale applicata agli immobili produttivi è pari al 9,4 per mille, a fronte del valore base del 7,6 per mille.

“Gli imprenditori - commenta il Presidente di Confartigianato Alessandria Adelio Ferrari – non possono sopportare ulteriori aumenti di pressione fiscale, ne’ l’incertezza su tempi e modalità di applicazione dei tributi. Per quanto riguarda l’Imu va bene l’esenzione approvata ieri dal Governo, ma non è giusto che gli immobili produttivi siano trattati alla stregua delle seconde case: i nostri laboratori vanno esentati dall’imposta perché sono la nostra prima casa.”
L’Imu ha aumentato il prelievo fiscale sulle imprese, ma un ulteriore grido d’allarme è provocato dagli effetti dell’introduzione della Tares, secondo la confederazione artigiani. I rincari derivanti dalla Tares andrebbero a sommarsi agli aumenti registrati in questi anni dalle tariffe dei rifiuti: tra marzo 2012 e marzo 2013 sono cresciute del 4,9%, tra marzo 2008 e marzo 2013 gli aumenti sono stati del 22,1% e, addirittura, negli ultimi 10 anni hanno raggiunto il + 56,6%.

Per alcune tipologie di imprese, l’applicazione della Tares sarebbe un vero disastro, spiegano dalla Cnfartigianato: è il caso delle attività artigiane di pizza al taglio operanti in piccoli Comuni che attualmente applicano la Tarsu e che, con l’introduzione della Tares, subirebbero rincari del 301,1%. Non andrebbe meglio per i laboratori artigiani di pasticceria che pagherebbero il 181,7% in più. Aumenti significativi anche per i piccoli produttori di pane e pasta che nel passaggio da Tarsu a Tares sarebbero costretti a sborsare il 93,6% in più.
Conclude Confartigianato: “Su Imu e Tares vanno trovate soluzioni che, oltre ad evitare l’inasprimento della tassazione, siano capaci di garantire la semplificazione impositiva e amministrativa”.

30/08/2013
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