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Regione

Comunità Montane e piccoli comuni addio

Varate dalla commissione regionale i criteri per gli accorpamenti dei piccoli comuni. Confermato lo scioglimento delle comunità montane che potranno diventare “forme aggregative su volontà dei Comuni”
Varate dalla commissione regionale i criteri per gli accorpamenti dei piccoli comuni. La strada che porterà i centri con meno di 3 mila abitanti alla gestione associata dei servizi è, però, ancora lunga e non priva di difficoltà. Confermato lo scioglimento delle comunità montane che potranno diventare “forme aggregative su volontà dei Comuni”. La funzioni attualmente svolte dalle Comunità saranno ripartite tra i singoli comuni mentre il personale resterà a carico delle nuove forme associative o degli altri enti locali.
Intanto è bene precisare che il varo delle norme per l'accorpamento non dipende dalla spending review che sta scombussolando gli enti locali ma è frutto di una norma statale contenuta in una legge finanziaria del governo Berlusconi. La normativa statale prevede che i Comuni sotto i 5000 abitanti in pianura e sotto i 3000 abitanti in montagna debbano gestire in forma associata le funzioni fondamentali attraverso l’unione o la convenzione. Per servizi fondamentali si intendono i servizi pubblici; catasto; pianificazione urbanistica ed edilizia di ambito comunale; pianificazione di protezione civile e coordinamento dei primi soccorsi; organizzazione e gestione dei servizi di raccolta e smaltimento rifiuti e relativi tributi; edilizia scolastica, organizzazione e gestione dei servizi scolastici; polizia municipale e polizia amministrativa locale; tenuta dei registri di stato civile. I Comuni dovranno gestire in forma associata 3 di queste funzioni entro il 1° gennaio 2013 e le altre entro il 1° gennaio 2014.
La regione ha però facoltà di definire in modo specifico alcuni parametri.
“La nostra legge - spiega Maccanti – si basa su un principio cardine: è il Comune al centro del sistema, ed è il Comune che deve poter decidere con chi gestire le sue funzioni e con quali modalità”.
Limiti minimi demografici. Il Piemonte stabilito di abbassare la soglia demografica prevista a livello nazionale (10 mila abitanti) fissandola a 3.000 per la montagna e la collina e a 5.000 per la pianura. Significa che i nuovi consorzi o associazioni di comuni (i quali manterranno la propria autonomia e il proprio bilancio) dovranno fare riferimento ad un bacino di persone di 3 mila o 5 mila persone.
Ovviamente, per entrambi i limiti saranno concesse deroghe motivate.
Gli enti locali potranno sceglie due forme aggregative: unione o convenzione. La legge pone sullo stesso piano i due strumenti di gestione associata e chiarisce anche che non sono alternativi, ma possono essere usati insieme per raggiungere diversi ambiti territoriali.
Carta delle aggregazioni. Saranno i Comuni, nel rispetto dei requisiti, a proporre alla Regione la forma associativa e l’ambito territoriale, ma è stata introdotta la facoltà, per la Regione, di intervenire in una fase successiva per favorire il raggiungimento dell'ambito ottimale e impedire che un Comune obbligato resti fuori da forme di gestione associata.
Comunità montane. Nessuna marcia indietro sulle Comunità montane, che si trasformeranno in forme aggregative su volontà dei Comuni aderenti riconoscendone la peculiarità montana. La legge affida un ruolo all'assemblea dei sindaci, che sottoporrà ai Comuni una proposta di ambito territoriale, proposta che potrà essere approvata o modificata dagli stessi enti locali. Il comune mantiene la sua autonomia decisionale ma l'assemblea dei sindaci può cercare di guidare il percorso. Infine, nel caso in cui tutti i Comuni appartenenti a una comunità decidano di costituire un’unione montana non ci sarà soluzione di continuità né bisogno di un commissario per il riparto. Il Commissario verrà invece nominato in tutti gli altri casi.
Funzioni e fiscalità delle ex Comunità montane. Le funzioni gestite dalle Comunità Montane verranno riordinate e attribuite ai Comuni, che dovranno gestirle in forma obbligatoriamente associata. Alle funzioni corrisponderà anche una fiscalità, che deriverà da una parte delle tasse prodotte nei territori montani.
Personale delle Comunità montane. Sono stati accolti gli emendamenti delle organizzazioni sindacali. La Regione trasferirà le funzioni e il personale, insieme alle risorse finanziarie per sostenerli, alle nuove aggregazioni e incentiverà i Comuni che assumeranno il personale, che invece non è legato a queste funzioni, con contributi economici, provvedendo anche alla loro riqualificazione.

“La Regione - anticipa Elena Maccanti - varerà da settembre in poi una serie di iniziative, in collaborazione con le organizzazioni delle autonomie locali, per aiutare i Comuni. Istituiremo una vera e propria task force all’interno dell’ente a disposizione delle amministrazioni locali per fornire tutto il supporto tecnico necessario, dagli statuti all’interpretazione della normativa. Non lasceremo solo neanche un Comune e prevediamo una serie di incontri in tutte le Province”.

“In un quadro normativo statale di grande incertezza come quello attuale - conclude Maccanti - con provvedimenti disorganici inseriti in leggi finanziarie e continui rinvii, la Regione Piemonte intende fornire ai piccoli Comuni piemontesi, stretti tra l’obbligo di gestione associata e l’introduzione dal 2013 del patto di stabilità, una legge che permetta loro di organizzare i servizi tenuto conto della specificità del territorio piemontese”.
27/07/2012
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