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Società

Cannabis light, perché vietare la vendita sarebbe sbagliato...

Il parere negativo del Consiglio Superiore di Sanità ha riaperto il dibattito sulla libera vendita della cannabis light, l'Oms assicura però che "non si tratta di una sostanza drogante". "Servono solo regole più chiare, noi per primi a chiederle" spega il rivenditore alessandrino Thomas Signorelli, "e ad ottobre porteremo ad Alessandria la prima fiera della canapa"
SOCIETA' - In poco più di anno il mercato della cannabis light è cresciuto in maniera esponenziale. Secondo Coldiretti la cosiddetta 'new canapa economy' ha generato un giro d'affari superiore ai 40 milioni di euro. Da gennaio 2018 ad oggi sono nate in Italia un migliaio di nuove aziende agricole ed è in costante aumento la quantità di terreni destinati a questo tipo di coltivazione. Il prodotto piace, attira anche chi non consuma abitualmente marijuana (quella illegale per intenderci) ma soprattutto ha fatto nascere una filiera che dà occupazione e reddito anche a chi prima era costretto a vivere di precariato. “Solo in provincia di Alessandria seguiamo dieci aziende produttrici di canapa, tutte nate negli ultimi sei-sette mesi” spiega Thomas Signorelli, uno dei due gestori del 'grow shop' di via Tortona ad Alessandria. 

A mettere però in allarme produttori, rivenditori e consumatori è stato il rapporto pubblicato lo scorso 21 giugno dal Consiglio Superiore di Sanità dopo il parere richiesto a febbraio dall'ex ministro della Salute Beatrice Lorenzin. Secondo il Css, infatti, “la pericolosità dei prodotti costituiti da infiorescenze di canapa non può essere esclusa”, tamto da invocare “misure atte a non consentire la libera vendita dei suddetti prodotti”. “Il fatto curioso – commenta Signorelli - è che appena due giorni prima l'Oms (Organizzazione mondiale della sanità, ndr) aveva dichiarato ufficialmente che i cannabinoidi non psicoattivi, quelli cioè con un tasso di Thc inferiore allo 0,6%, non possono essere considerati sostanze droganti perché sotto questa soglia non si hanno effetti psicotropi percepibili dall'organismo”. 

Il principio attivo presente in larga maggioranza nella cannabis light è il cannabidiolo (Cbd) che non ha effetti psicoattivi bensì antinfiammatori, antiossidanti e rilassanti. E’ proprio il Cbd uno dei cannabinoidi più importanti nell’utilizzo della cannabis in ambito farmaceutico. Difficile quindi comprendere come il Cbd combinato alla irrisoria percentuale di Thc - solitamente inferiore allo 0,2% nei prodotti in vendita in Italia ma comunque definita “non trascurabile” dal Css - possa nuocere alla salute più di alcol o tabacco, entrambi soggetti a libera vendita e con il secondo persino monopolio di Stato. Contraddizioni che fanno sorgere seri ed anche un po' inquietanti interrogativi. “Addirittura in alcuni Stati europei si sta alzando il limite di Thc consentito all'1%, - sottolinea Thomas - perché anche in questo caso non si ha alcun effetto psicotropo. Basti pensare che nella marijuana a scopo ricreativo si riscontrano tali effetti solo oltre il 6-7%”. 

Al di là dei pareri più o meno discordanti, evidenti sono le lacune normative che riguardano il commercio di cannabis light in Italia. Al momento, infatti, “legalmente parlando l'infiorescenza della canapa non viene riconosciuta né come prodotto da fumo né per uso alimentare. E' vendibile esclusivamente come prodotto da collezione o bio massa, oppure a scopo di studio. Con il parere espresso, invece, è come se il Consiglio Superiore di Sanità la riconoscesse a tutti gli effetti come prodotto da fumo, o comunque finalizzata all'uso umano”. 

Ad ogni modo, il neo ministro della Salute Giulia Grillo assicura che “il divieto non è in discussione. Servono solo norme più chiare e maggiori controlli sui punti vendita”. Dichiarazioni che trovano il consenso degli stessi rivenditori, “siamo noi per primi a chiedere una giusta regolamentazione” afferma Thomas Signorelli. “C'è bisogno di regole certe per fare in modo che dalla Val d'Aosta alla Sicilia chi coltiva o vende canapa possa farlo in maniera tranquilla, senza vivere nella paura di poter essere sanzionato o addirittura arrestato da un giorno all'altro. Noi facciamo il possibile per continuare a commercializzare la canapa nel rispetto della legge, ci aspetteremmo perciò più tutele da parte dello Stato”.

Intanto da più di un anno è in commercio 'L'erba di don Gallo', la cannabis light tutta alessandrina e 'di origine controllata' coltivata nei terreni dalla Cascina 'Nelson Mandela' di Visone, una delle sedi della Comunità di San Benedetto al Porto. Tra non molto, inoltre, Alessandria potrebbe ospitare la prima fiera della canapa, “presumibilmente ad ottobre” conferma Signorelli; “insieme a Fabio Scaltritti, presidente della Comunità di San Benedetto, stiamo lavorando per promuovere la filiera locale e dare visibilità ai produttori del territorio. Parliamo di una filiera ben avviata che sarebbe un peccato stroncare senza validi motivi”.
2/07/2018
Alessandro Francini - redazione@alessandrianews.it
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