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Alessandria

Aral: 20 giorni per salvarsi. Concordato preventivo con affitto ad Amag Ambiente

La data decisiva è il 27 giugno: “entro questa data se non si riesce a presentare il concordato preventivo con affitto del ramo d'azienda (Aral) ad Amag Ambiente crolla tutto e il Piano industriale redatto per il salvataggio non sta più in piedi”sono le parole dell'assessore Borasio. La strada da prendere è decisa, ma si inseriscono altre “proposte” di baratto di crediti con cessione di quote Aral....Intanto niente soldi in cassa per pagare gli stipendi di maggio dei dipendenti: proclamato sciopero il 18 giugno
 ALESSANDRIA - Le criticità di Aral piovono ormai come funghi. E i tempi si fanno sempre più corti per provare a “salvare l'azienda”, visto che l'idea del fallimento non era tra quelle preventivate per la reazione a catena che avrebbe provocato su molte altre ditte del territorio alessandrino. Ma resta il fatto che la perdita di Aral si è assestata ormai sul milione e 600 mila euro e che il Comune di Alessandria non è in grado di ripianare. E quindi? Si aspettava da tempo il Piano Industriale che avrebbe dovuto portare alla lettura della situazione e alla prospettiva di “salvezza”. Ora il Piano Industriale c'è e la strada prospettata dall'ingegner Stefano Bina, su richiesta dell'amministratore di Aral Alessandro Giacchetti anche.

Il presupposto di partenza si basa sulla unificazione della filiera rifiuti sotto un'unica società. E chiamata a partecipare in prima linea è Amag Ambiente. La strada prospettata è infatti quella di un concordato preventivo con affitto di ramo d'azienda (Aral) ad Amag Ambiente per lo smaltimento e in via temporanea anche per la discarica di Solero, ovvero il tempo necessario a creare la settima e l'ottava vasca. Come ha spiegato l'assessore Paolo Borasio sullo smaltimento “da concordato preventivo chi ha in affitto il ramo d'azienda deve fare un'offerta garantita da fideiussione bancaria. A questo punto si apre la gara, alla quale Amag dovrebbe partecipare da sola oppure con un socio privato (con quote di minoranza al 49% perché l'azienda deve restare pubblica, o meglio “alessandrina” come ha detto l'assessore) che potrebbe aiutare a finanziare l'operazione”. Perché si tratta di un'offerta di oltre 16 milioni che prevedono il pagamento dei debiti di Aral. “I creditori privilegiati al 100%, così come il Comune di Solero e Quargnento per evitare il danno erariale con Corte dei Conti e in misura del 50% tutti gli altri creditori”. Insomma milioni e milioni di debiti che si vorrebbero riuscire a pagare, con un'operazione di risanamento in 30 anni, che ha però preventivato già alcuni “paletti” dettati dall'amministrazione comunale: il tutto si deve riuscire a fare “senza prevedere nuovi impianti di discarica, tutelando e garantendo il posto di lavoro dei dipendenti e senza che ci siano aumenti della tassa rifiuti (TARI)”.

Ora bisognerà vedere se Amag Ambiente è disposta a mettersi in prima linea in questa operazione: una scelta che deve avvenire davvero in brevissimo tempo perché per il “salvataggio” di Aral la data di scadenza c'è: è il 27 giugno con l'udienza di assegnazione dei crediti pignorati ad esempio da richiesta di alcune società come la Solero Scarl. “Se entro questa data non avremo presentato il concordato preventivo e quindi l'affitto di ramo d'azienda crolla tutto e il Piano industriale così costruito non sta più in piedi” ha detto chiaramente l'assessore. Perciò Aral deve stringere i denti ancora per 20 giorni circa, per cercare di portare a casa la partita.

Pignoramenti, debiti verso le banche, sbilanciamento patrimoniale importante che il piano industriale vuole cercare di riportare ad incassare crediti che possano essere subito 'liquidi'per tornare ad avere “soldi in cassa”. Quello che Aral non ha oggi tanto da non poter pagare gli stipendi del mese di maggio nemmeno ai suoi dipendenti. Ai quali si è rivolto in commissione Giacchetti, ringraziandoli per proseguire nel servizio per senso di 'servizio pubblico' nonostante non percepiscano retribuzione”. Sfumata anche la possibilità che i soldi per i lavoratori arrivino dal Comune, perché tutto quello che entra in Aral viene ad oggi prosciugato. Così i dipendenti con le organizzazioni sindacali hanno proclamato lo sciopero per il 18 giugno, con un possibile presidio anche sotto la Prefettura.
Niente soldi, solo debiti e istanze di pignoramento o sequestro di beni da parte di creditori che sono “legittimi”. Se non fosse per alcune “bizzarre” proposte pervenute da alcune di queste aziende proprio in questi giorni. “Alcuni dei maggiori creditori (Koster, Solero Scarl e Euroimpresa) i cui crediti ammontano nel complesso a 4 milioni di euro avrebbero proposto di rinunciare a quanto loro dovuto, in cambio di quote di Aral per il 49%”. Una tipologia di approccio definita “stramba e discutibile” secondo l'assessore Borasio: “quelle che prima puntano la pistola alla tempia di Aral, ora vogliono sedersi al tavolo e farne parte”. Un'operazione definita “pro domo loro” più che pensata alla salvaguardia dell'azienda di smaltimento rifiuti. Inoltre si tratta di un passaggio che anche a livello giuridico andrebbe valutato, visto che si tratta di ditte private che vorrebbero entrare in un'azienda pubblica.

Ma c'è anche chi in un momento così delicato e considerando che la proposta di affitto del ramo d'azienda ad Amag Ambiente espone di molto economicamente la società del gruppo Amag, “non vuole chiudere nessuna porta”. Magari “valutando quanto vale oggi Aral, e cedendo quindi non il 49% delle quote ma un una percentuale di pari valore” sostengono alcuni esponenti della minoranza PD. E se Amag non accettasse? C'è un piano B? “Il piano industriale e quindi la proposta contenuta all'interno è il punto di partenza da cui iniziare per una situazione d'emergenza – ha risposto Borasio – Se la Koster e altre ditte vogliono fare proposte (sensate sottinteso) noi siamo pronti ad ascoltare tutti”. Ma il tempo ora è davvero stringente....e le soluzioni all'orizzonte poche. Se non va a buon fine quanto sperato....allora non resta davvero che il fallimento.
8/06/2018
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