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Opinioni

Aiutiamoli

Migranti: la soluzione non sta nel chiudere i rubinetti. “Aiutiamoli a casa loro!”: l’avete già sentita questa frase? Ma bisogna essere capaci di farlo veramente
OPINIONI - Dopo poco più di tre settimane di vita del nuovo governo l’unico tema su cui si è fatto seriamente qualcosa sembra essere quello dei migranti. Su diversi altri temi ci si è limitati a nuove dichiarazioni di intenti e su altri si è accennato a qualche retromarcia rispetto alla campagna elettorale. Non c’è stata azione o dichiarazione che non sia stata accolta dalle sinistre con alti lai di tipo umanitario piuttosto che sociale o critiche preconcette vuote di contenuti alternativi, col risultato che alle elezioni amministrative del 24 giugno hanno preso un’ulteriore batosta che conferma il fatto che sono ormai incapaci di calarsi nei panni della maggioranza degli italiani.

Gli oppositori comunque avranno garantiti ampi spazi di critica perché, almeno in campo economico, il governo non potrà che sbagliare: se farà leggi coerenti colle promesse elettorali, sbaglierà perché non saranno sostenibili, se farà leggi di maggior buon senso sbaglierà egualmente perché non manterrà le promesse fatte.

Ma sulle prime iniziative in tema di migranti sembra che il 95% degli italiani sia sostanzialmente d’accordo: finalmente qualcuno che cerca di rompere il micidiale stallo provocato dall’inanità interna e dal menefreghismo europeo. Ma, sì, è vero, va riconosciuto che già Minniti, senza tanti strombazzamenti, aveva fatto cose concrete che stanno dando risultati... nonostante certe critiche che sono arrivate dall’interno del suo stesso governo e pure dall’Onu (sulle condizioni in cui i migranti sono tenuti in Libia).

Purtroppo un problema che è globale e dovrebbe coinvolgere tutte le nazioni del mondo (perché se ne dovrebbe far carico solo l’Europa?) viene affrontato in modo miope ed egoistico dai singoli paesi.
Il presidente Macron, tanto per non far nomi, ha strillato più volte contro i “populisti” italiani insensibili alla tragedia umanitaria della nave Atlantis che è stata respinta dai porti italiani, ma si è guardato bene dall’accoglierla a Marsiglia.

Non solo. Per l’incontro del 24 giugno a Bruxelles, da lui organizzato con Angela Merkel, ci aveva preparato una polpetta avvelenata sui cosiddetti “migranti secondari”, quelli che, clandestini, passano dall’Italia in altri paesi europei: dovrebbero essere “restituiti” al paese di primo ingresso, cioè a noi.

Non solo. Per evitare di mettere a rischio il sistema Schengen alzando barriere e controlli sugli ingressi nei paesi dell’UE la polpetta prevedeva pure che le barriere ed i controlli venissero fatti in uscita (stazioni e aeroporti) dai pesi di prima accoglienza, cioè sempre da noi. In sostanza dovremmo prendere tutto quello che arriva ed impedire anche che se ne vada altrove…

E come se non bastasse, mentre l’Italia vuole proseguire la linea avviata da Minniti di contenimento dei migranti in Libia e aprire gli hot spot in nord Africa per valutare chi ha diritto di asilo o meno, Macron, per non disturbare i suoi amici in Tunisia ed Egitto, li vuole mantenere in Sicilia e in Spagna sotto la gestione dell’Unione Eurpoea. Nasce spontanea, sulla base dell’esperienza, una domanda: dove si rimanderanno i migranti economici che non avranno diritto di asilo (che sono ora almeno tre quarti degli arrivi) visto che molti distruggono i loro documenti proprio per non essere rimpatriati?

Ma fermare i migranti sulle coste libiche o africane è ancora una soluzione provvisoria e insufficiente, oltre che non buona per il paese ospitante (come non lo è per noi ora). E, infatti, Salvini se ne è tornato dalla sua visita in Libia con la nuova idea di spostare i controlli dalle coste libiche sul Mediterraneo ai suoi confini meridionali della Libia con il Niger e il Chad. Apparentemente una buona idea, più lontano si tengono meglio è. Ma chi controllerà le migliaia di kilometri di confine desertico per impedire che i disperati passino egualmente? E se si chiudono alcuni canali, quanti altri se possono aprire altrove?

Insomma eravamo partiti pensando alle dighe sull’estuario di questa fiumana umana (vi ricordate quando la Mogherini proponeva di bombardare i pescherecci nei porti libici?) e stiamo lentamente risalendo la corrente che però si fraziona nei mille rivoli che portano alle sorgenti, ai villaggi dove regnano povertà e prepotenza, dove la gente sogna il paradiso descritto da televisione e cellulari occidentali.
Che faremo, manderemo un militare in ogni villaggio?

Evidentemente la soluzione non sta nel chiudere i rubinetti. “Aiutiamoli a casa loro!” l’avete già sentita questa frase? Ma bisogna essere capaci di farlo veramente.  Quanti progetti di cooperazione abbiamo finanziato negli ultimi 50 anni? Quanti dittatori abbiamo sostenuto? Ricordate Menghistu, solo per citarne uno? E poi se in certi paesi siamo ancora alle guerre tribali cosa possiamo farci?

Dovremmo aiutarli ad aiutarsi da soli. Ma come abbiamo visto, purtroppo, anche in epoche recenti, la democrazia non si esporta e nemmeno la civiltà e la morale.

E quelle che abbiamo non bastano nemmeno a noi...
1/07/2018
Marcello Favareto - redazione@alessandrianews.it
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