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Interviste

Stradella: "Ma il Pdl c'è mai stato?"

L'emergenza del Comune di Alessandria, ma anche le novità di ieri sul futuro delle Province ("a questo punto siamo sicuri che Casale resterà con Alessandria?") e le grandi opere. E soprattutto la fine della seconda repubblica, e le tante incertezze sul fronte del centro destra. Colloquio a tutto campo con l'on. Franco Stradella
INTERVISTE - Di fronte all'emergenza del comune di Alessandria si è messo subito a disposizione, prendendo posizione in maniera “forte” contro il governo Monti, e chiedendo che il nostro territorio non fosse oggetto di discriminazioni. E sta, in parallelo con il collega Mario Lovelli del Pd, cercando di ottenere una rapida e sostanziale modifica al decreto “salva enti”. 
  
Al contempo, l’onorevole Franco Stradella riflette su questa legislatura ormai al termine, e sul futuro del centro destra, “e del polo dei moderati, in cui mi sono sempre riconosciuto”.
 
On. Stradella, questa chiacchierata seconda repubblica è davvero agli sgoccioli?
Credo proprio di sì. E la legislatura che sta volgendo al termine è stata davvero la peggiore: condizionata peraltro da una crisi internazionale senza eguali, con conseguenze devastanti sul fronte finanziario, e su quello economico produttivo.
 
Ma gli imprenditori puntano il dito: sostengono che la politica in Italia ci ha messo del suo, negli ultimi 10-15 anni, per condurci in questa situazione.
E hanno ragione: c’è stato un immobilismo ideologico. Lo scontro, nel palazzo e nel Paese, è stato tutto tra pro e contro Berlusconi, e si sono perse di vista le priorità vere, che erano quelle di modernizzare, di investire in infrastrutture, di snellire la burocrazia. Ma lo sa che stamattina sono stato a fare un esame di controllo in ospedale, e ho perso dieci minuti per la visita, e più di un’ora per le pratiche connesse?
 
Che fa, il populista? Lei è in Parlamento dal 1996, o sbaglio?
Dice bene, e non mi tiro certo fuori, per la mia parte di responsabilità. Ma guardi che se il paese è nelle condizioni che sappiamo le responsabilità non sono solo del Parlamento, che pure non ha brillato. Dobbiamo guardare a reti diffuse, che  si allargano agli enti locali, ai sindacati, alle forze sociali, agli stessi imprenditori: chiunque in Italia negli ultimi 20 anni abbia cercato di innovare davvero, è stato fermato, in nome di interessi di parte, di piccole rendite: di un intreccio di interessi insomma.
 
Il governo Monti lei lo appoggia, come Pdl: ma lo ha anche criticato. Perché?
Il governo tecnico mi è piaciuto per come è partito, cercando di portare avanti una serie di iniziative e progetti che erano già nell’agenda del governo Berlusconi, ma che noi non eravamo riusciti a realizzare. Poi si è un po’ perso per strada, e soprattutto mi pare stia dimostrando, tranne rari casi, di non essere in grado di dialogare con la società. Che, se vogliamo, è abbastanza naturale per dei nominati, e non eletti. Io sono tra quelli, per intenderci, che avrebbero preferito un governo politico delle “larghe intese”, esteso al Pd e con un premier diverso da Berlusconi.
 
Nell'esecutivo Monti c'è anche un ministro alessandrino. Il prof. Balduzzi sta lavorando bene?
(sorride, ndr) Possiamo passare alla domanda di riserva? Sinceramente, quando un decreto (quello della sanità, ndr) viene integrato con così tanti emendamenti fino praticamente a snaturarlo, c'è qualche difetto nel manico. Di Balduzzi ho letto un bel ritratto qualche settimana fa sul Giornale. E' stato imposto da Rosy Bindi, e ne sta portando avanti la visione: ma dieci anni dopo, in un paese completamente cambiato.
 
Di Berlusconi invece che giudizio dà?
Io sono sempre stato un moderato, più che un berlusconiano. Berlusconi ha avuto grandi meriti, ma anche il limite di ragionare come uomo d’azienda, e non come politico. E poi, rendendosi conto che lo scontro radicalizzato attorno alla sua figura bloccava lo sviluppo del paese, avrebbe dovuto cercare di uscire dal ruolo di vittima, con uno scatto in avanti.Non ce l'ha fatta, ed eccoci qui. Del resto ricordo che Montanelli lo avvertì: "Silvio, qualsiasi cosa tu faccia, diranno che è per interesse personale". E così è stato.
 
Il Pdl è al capolinea?
C'è mai stato, secondo lei, il Pdl? Secondo me no: è stata solo un'abile invenzione di marketing di Berlusconi, da contrapporre al Pd. Ma lo sa che il gruppo parlamentare della Camera, in questa legislatura, non si è mai riunito una volta? Per non dire dei territori: io non ho nulla di personale contro Cota, ma consegnare il Piemonte alla Lega, solo nell'ambito di un "baratto" rispetto al fronte Formigoni e Lombardia, è stata una follia.
 
On. Stradella, è pronto a fare il Cincinnato?
Io in primavera avrò 72 anni, ho avuto un percorso politico credo rilevante, e non ho smanie di ulteriore carriera. Non dico neanche che sono a disposizione, suona male. Diciamo che, con altri parlamentari del Pdl, sto ragionando sul futuro dei moderati, pur nel contesto di incertezza che tutti percepiamo. No, comunque non farò il Cincinnato: farò la mia parte, nella forma che sarà opportuna e utile.
 
Intanto sta facendo prove di larga intesa con l'onorevole Lovelli, sul fronte alessandrino....
Mah, lì è una questione di tale emergenza e buon senso, che ci mancherebbe altro che non facessimo fronte comune. Speriamo di sbloccare la situazione al più presto.
 
Ma se lei fosse sindaco di Alessandria, che farebbe?
Al di là dell'emergenza, dice? Ci vuole grande serietà, un metodo e un progetto, non le fiaccolate. C'è un ente che eroga servizi essenziali alla popolazione: si può tagliare qualche attività superflua, ma il resto va conservato. Però bisogna porsi un problema di efficienza: sia per Palazzo Rosso, che per le partecipate. Non è più il tempo di carrozzoni da trascinare in avanti. Io spero che questo processo di riorganizzazione però sia in grado di farlo la politica: il ricorso sistematico ai tecnici mi spaventa un po'.
 
Stesso discorso per Palazzo Ghilini? Ieri pomeriggio il consiglio regionale ha fatto un dietro front clamoroso: Alessandria torna a ballare da sola...
Ho sentito, e mi chiedo che senso abbia questa retromarcia: non perché restando da soli non si possano razionalizzare ugualmente servizi e risorse, ma perché così le Province rischiano di diventare comprensori. Personalmente avrei visto bene una provinca davvero grande, in grado di stare sullo stesso piano di Torino: ossia Alessandria, Asti, Cuneo. Si sono fatte scelte diverse, e il vero rischio è che il Piemonte viaggerà a due velocità: Torino e la sua area metropolitana in serie A, il resto in serie B. Comunque, sì: anche il riordino delle Province deve farlo la politica, non ho dubbi. Ora occhi puntati su Casale però: sicuri che resterà con Alessandria? O diventeremo una provincia ligure?
 
Onorevole Stradella, gli enti locali sono importanti, ma c'è in ballo una questione ancora più grande: il futuro di tutto il nostro territorio, in palese declino. Lei continua a credere nelle grandi opere?
Io sì. Naturalmente con tutta l'attenzione del caso, sia sul fronte degli sperperi che del rispetto ambientale. Ma se smettiamo di investire siamo morti. A me piace ascoltare le ragioni di chi è contrario a questi progetti, e li capisco. Ma non vedo mai proposte alternative vere, che non sia rimanere fermi. Oggi, per dire, i rifiuti di Napoli vengono portati in Germania, e soprattutto a Rotterdam, con compagnie di trasporto marittimo straniere. Quindi noi, invece di trasformare i nostri rifiuti in risorsa, contribuiamo ad aumentare il Pil olandese e tedesco. Ecco, io vorrei un Paese capace di invertire un simile andazzo.
 
 
24/10/2012
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