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Scuola e Università

I sindacati provinciali uniti contro la riforma della scuola

Durante l'incontro tra i delegati provinciali dei sindacati della scuola e i vertici della Prefettura di Alessandria, insegnanti e membri del personale scolastico hanno manifestato uniti il loro dissenso contro una riforma giudicata nociva e finalizzata "ad annientare definitivamente il pubblico a vantaggio del privato"

SCUOLA E UNIVERSITA' - Mai come questa volta i sindacati della scuola paiono uniti e decisi ad andare sino in fondo. Lo sciopero generale di martedì 5 maggio ha lanciato un forte segnale al Governo; ciò che si chiede e in un certo senso si pretende da Renzi e dal ministro dell'Istruzione Giannini è l'apertura ad un confronto serio che porti significative modifiche alla riforma scolastica. Così com'è la “Buona Scuola” sembra essere buona davvero per pochi. Ma intanto la macchina governativa non si ferma, e proprio ieri a Montecitorio è stato approvato l'articolo 9 del ddl, che attribuisce ai presidi il potere di chiamata diretta dei docenti dei propri istituti e di conferire loro l'incarico triennale, rinnovabile. I voti a favore sono stati 214, i no 100 e gli astenuti 11.

Anche nella nostra provincia gli insegnanti sono sul piede di guerra e continuano a gridare il loro “no” a questa riforma. Ieri pomeriggio, lunedì 18 maggio, il personale scolastico dei sindacati Flc-Cgil, Cisl e Uil Scuola, Gilda e Snals ha organizzato un presidio davanti alla Prefettura di Alessandria durante l'incontro tra i segretari sindacali provinciali e il vice Prefetto di Alessandria Raffaele Ricciardi. All'assemblea ha partecipato anche il senatore del PD Federico Fornaro, una delle voci critiche interne al partito riguardo ai contenuti della riforma.

Insieme alla Segretaria generale Flc-Cgil Alessandria Serena Morando, attorniato dai tanti manifestanti, a fine riunione Fornaro delinea il quadro della situazione in Parlamento; “mercoledì 20 alla Camera è previsto il voto finale al ddl, dopodiché il Governo pare disposto a discutere di eventuali modifiche in Senato, questo però non prima del 10 giugno. Ovviamente poi ogni parlamentare deciderà in autonomia cosa fare, - spiega Fornaro – ma so che alla Camera alcuni colleghi della maggioranza senza cambiamenti significativi non voteranno il provvedimento. In questi giorni stiamo cercando di segnalare al Governo che c'è la necessità di ascoltare, di ascoltare un intero settore che, mai come questa volta, è compatto e vuol far intendere che così le cose non vanno”.
Al termine della riunione la Segretaria generale FLC CGIL Alessandria Serena Morando dichiara che “il vice prefetto si è dimostrato molto disponibile. Gli abbiamo consegnato il documento con le nostre obbiezioni, questo verrà mandato al ministero insieme ad un allegato, a firma del Prefetto Tafuri, che solidarizza con le ragioni della nostra protesta”. 

I protagonisti di questa travagliata ed impervia trattativa, docenti e personale scolastico, sono però poco inclini a credere a reali intenzioni diplomatiche da parte del Governo; “le dichiarazioni di Renzi, apparentemente volte al dialogo, sono in realtà semplicemente dirette a smorzare i toni, a raffreddare una patata bollente che lui stesso ha creato. Nessuno di noi si fida delle sue promesse” sostiene il professor Aldo Ferraris, insegnante di Lettere alla Scuola Media “A.Manzoni” di Alessandria.

I numeri parlano chiaro; nessuna proposra di riforma è stata tanto osteggiata quanto questa avanzata dal Governo di Matteo Renzi. Specchio di questo malessere l'alta adesione allo sciopero di due settimane fa registrata nel corpo docenti. “Nella mia scuola prima di quest'anno in un totale di circa 60 insegnanti solitamente i docenti in sciopero non erano mai più di 5 o 6. - dichiara Antonina Tirendi, insegnante di Lettere al Liceo “E. Amaldi” di Novi Ligure - Questa volta, invece, non hanno aderito allo sciopero solo una decina di professori; ed alcuni di questi non lo hanno fatto perché costretti a presenziare per impegni improrogabili. Non ricordo sinceramente di aver mai visto uno sciopero così partecipato”.

L'impressione degli insegnanti contrari alla riforma e dei critici in generale, tra i quali gli stessi studenti, è che si voglia dare al sistema scolastico un'impronta privatistica. “Lo scopo propagandistico di questa riforma è quello di affossare definitivamente la scuola pubblica, dirottando il sistema verso la scuola privata. Con il 5x1000 previsto per le scuole – continua la professoressa Tirendi – si dilateranno sensibilmente le differenze tra gli istituti che si trovano in zone povere, che avranno ovviamente finanziamenti minori, e isituti posti in zone più agiate, che di conseguenze riceveranno sovvenzioni maggiori. La scuola pubblica unitaria rischia così di sparire”.

E sulla tanto discussa figura del preside/padrone le critiche non sono meno allarmanti ed allarmate. Ancora la Tirendi si fa portavoce dei colleghi presenti e spiega che “da parte degli insegnanti non c'è la paura di essere valutati, di vedere il loro lavoro quantificato e giudicato. Ma ciò non può essere fatto da un dirigente scolastico che a sua discrezione dà dei meriti e dei demeriti; e nemmeno dai genitori degli alunni, che ovviamente sono coinvolti nel processo educativo del proprio figlio. Rafforzando in maniera eccessiva la figura del dirigente scolastico verrebbe introdotto il sistema dell'assolutismo più becero e più arbitrario, molto suscettibile a processi di clientelismo e corruzione”.

 

19/05/2015
Alessandro Francini - redazione@alessandrianews.it
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