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Inchiesta partecipate

Melchiorre: «Il mio Foral: un vero “ponte” verso il mondo del lavoro»

Leghista “arrabbiato” della prima ora, assessore al Bilancio a Alessandria con il sindaco Calvo negli anni Novanta, poi presidente del consorzio per la formazione professionale dal 2008 al 2011. Marco Melchiorre snocciola i dati di eccellenza del suo mandato e si chiede: «Ma dove avrò sbagliato?»
Essere “messo alla porta” dopo un triennio di costante crescita dell’azienda (pubblica) di cui si è alla guida non è un’esperienza piacevole. Marco Melchiorre però, 46 anni e un’importante “casata” orafa alle spalle, è persona gioviale ed entusiasta, ama guardare avanti e accetta di raccontarci la sua esperienza alla presidenza del Foral (il consorzio per la formazione professionale nell’alessandrino) «solo per l’amore che ho avuto ed ho per il consorzio: non riuscirà a farmi dire cattiverie».
 

Melchiorre, lei fu nominato presidente del Foral all’inizio del 2008, in quota Lega Nord?

«Assolutamente no. Io la Lega l’avevo già lasciata da anni: fui uno dei primi militanti del movimento, e assessore al Bilancio del Comune di Alessandria nel 1993 con Francesca Calvo. Ma ne andai qualche anno dopo, quando mi resi conto che il Carroccio cominciava ad accettare un po’ troppi compromessi. Non lo nego: sono stato leghista per rabbia, e chi ha vissuto la fine della prima repubblica sa cosa intendo».

Ma allora chi le propose la presidenza del Foral?

«Fui contattato dal dottor Zaccone se ben ricordo, per conto del Comune di Alessandria, e quindi con il placet del sindaco Fabbio. Nel cda del Foral ci sono otto membri: quattro di nomina pubblica (in rappresentanza dei comuni di Alessandria, Valenza, Novi Ligure e Casale Monferrato) e quattro di nomina privata, frutto di un accordo tra le tante associazioni professionali di categoria e aziende che fanno parte del consorzio: tra queste Confindustria, Api, Aov, Confartigianato e diversi altri. Per statuto i soci pubblici eleggono il presidente, e quelli privati il vice: che con me era il dottor Riva di Confindustria, e lo è ancora peraltro, con la nuova presidenza di Nicola Tattoli».

Che è anche revisore dei Conti del Comune di Alessandria, no?

«Esatto, ma al Foral è in rappresentanza del Comune di Valenza. Altro non dico».

Parliamo della sua esperienza allora: è vero che lasciò per il Foral una docenza all’Università Cattolica di Milano?

«Ero docente a contratto, precisiamo, presso la facoltà di scienze bancarie, finanziarie e assicurative. Ma per me la formazione professionale era ed è una sorta di ‘pallinò di famiglia. Ci credo molto, forse anche per onorare la memoria del mio bisnonno, Vincenzo Melchiorre, che fu uno dei più importanti orafi valenzani: anzi, lui preferiva il termine “orefici”. In ogni caso, sappiamo quanto per i nostri distretti, dall’oro al freddo, dalla meccanica al dolciario, la formazione professionale vera e qualificata sia essenziale per restare sul mercato».

I risultati nel suo triennio non sono mancati: ha qualche numero?

«A memoria, perché oggi mi occupo d’altro e guardo avanti: sono arrivato che Foral aveva i conti in perfetto ordine, ma utili modesti: poche migliaia di euro. Sono andato via lasciando un’azienda in utile per circa 250 mila euro, con un incremento del 417 per cento rispetto all’anno precedente. Non male no? Ci siamo arrivati sviluppando un’offerta capace di soddisfare le esigenze dei disoccupati alla ricerca di riqualificazione, ma anche dei ragazzi in obbligo di istruzione, e dei lavoratori in attività a cui le aziende intendono offrire opportunità formative aggiuntive».

Quante persone lavoravano al Foral durante la sua gestione?

«Una trentina di dipendenti, più otto in distaccamento regionale. E naturalmente circa 150 tra consulenti e collaboratori esterni, docenti anche per poche ore alla settimana e così via. Tutto personale qualificato, che credo abbia contribuito in maniera determinante al successo del Consorzio».

Lei quanto guadagnava come presidente?

«Io prendevo circa mille euro lordi al mese, e quando andavo in trasferta di lavoro cercavo di farlo a spese mie, per non gravare sui conti dell’ente. Provi pure a credere in giro. Ho pagato di tasca mia anche un viaggio di lavoro in Lettonia, ma va bene così. Ho avuto molto dalla vita, e non mi dispiace restituire qualcosa in termini di servizio alla collettività».

Insomma, tre anni impeccabili: ma allora perché all’inizio del 2011 le hanno dato il benservito?

[sorride a lungo; ndr] «Eh, qualcosa devo aver pur sbagliato anch’io, in effetti. Ma non si sono presi la briga di spiegarmi cosa: per quanto avessi rinnovato la mia disponibilità per un secondo triennio, mi hanno messo alla porta senza tanti complimenti. E anche con manfrine un po’ scorrette a dire il vero, perché nessuno aveva il coraggio di dirmi le cose come stavano, oppure ci giravano attorno, e io sentivo il rumore delle unghie che scivolavano sui vetri. Comunque: va benissimo così, speriamo che il Consorzio possa avere un futuro solido, e che ci sia l’intenzione e la capacità di valorizzare un potenziale professionale davvero enorme».

E nel suo futuro cosa c’è Melchiorre? La ritroveremo in pista alle prossime elezioni amministrative?

«Assolutamente no. La politica dei partiti mi ha davvero stancato, e continuerò a cercare di dare il mio contributo alla società in altre forme. Mi auguro però che su questa città possa soffiare un vento davvero nuovo, di forte cambiamento e discontinuità. Mi pare che ci voglia poco a constatare quanto siamo caduti in basso…»

23/12/2011
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