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Caccia

La nuova legge venatoria non piace a nessuno, cacciatori e animalisti: "Incostituzionale"

Per fare una legge che andasse bene a tutti sono maggiori le critiche degli apprezzamenti. Cacciatori ed animalisti, questa volta, si vedono concordi su un punto: questa legge regionale ha punti in contrasto con la legge statale
PIEMONTE -  Aspettare tanto, per poi scontentare tutti, o quasi. La legge regionale sulla caccia licenziata nei giorni scorsi e salutata dall'assessorato come una rivisitazione della faunistico-venatoria “in chiave nuova e moderna” ha fatto arrabbiare i cacciatori che si sentono i più penalizzati, ma anche le associazioni animaliste e di abolizione della caccia. Emendamenti ed equilibri politici hanno fatto in modo che fosse un patchwork di idee pro e contro i seguaci di Diana, ammesso che sia costituzionale vietare gli spari nelle domeniche di settembre (solo due giorni a settimana) e limitare le specie cacciabili oltre la norma italiana. “E' tutto sbagliato, tutto da rifare”, commenta alla Bartali il presidente Federcaccia di Alessandria, Francesco Carosio, che inascoltato a Torino, si rivolgerà più a sud: “Abbiamo già interpellato i nostri legali di Roma perché questa legge ha alcuni punti non costituzionalmente ammissibili: il provvedimento nazionale non si tocca e non può essere stravolto”. Sono tanti i punti contestati, tra cui la possibilità data agli agricoltori di cacciare nei propri fondi per contenere la fauna selvatica. “Senza coordinamento si rischia il far-west. I contadini possono sparare quando noi non possiamo”, conclude Carosio, “Coldiretti adesso è contenta? Alla prima multa per un contadino che si fa giustizia da solo vedremo...”

Il presidente regionale Libera Caccia, l'alessandrino Giovanni Gallinaro: “Non ci hanno interpellato”, si lamenta, “Hanno limitato molto i giorni di uscita e le specie cacciabili. Possiamo sparare solo a corvi e gazze… ma l'attività venatoria è ben altra. La caccia è uomo, cane e fucile, una situazione complessiva: per noi il latrare di una muta di cani è musica”. Anche per Gallinaro 'armare' i contadini non è stata una buona idea: “Il contadino non esce apposta. Andrà a finire che si porterà il fucile sui mezzi agricoli, di giorno e di notte, sparando mentre lavora: vietato e pericolosissimo. E poi hanno consentito l'uso della carabina in pianura, una follia. La palla arriva a tre chilometri in linea d'aria. In Liguria e Lombardia cacciano di tutto, secondo voi dove andranno i nostri cacciatori? Impugneremo questa decisione”.

Le principali sigle animaliste del Piemonte (ENPA, LAC, LAV, LEAL, LEGAMBIENTE, LIDA, OIPA, PRO NATURA, SOS Gaia) che vorrebbero abolita completamente pratica venatoria, “pur contenendo alcuni aspetti positivi (divieto di caccia per 15 specie da sei anni cacciabili)” sono anche loro critici: nel 1988 le specie cacciabili erano 21, oggi sono ben 30.
Con questo testo viene favorito il turismo venatorio, demolito il legame cacciatore-territorio, consentita la caccia tutto l’anno, confusa l’attività venatoria con gli interventi di controllo della fauna che causa danni”. Su un punto animalisti e cacciatori sono d'accordo: chiedere una revisione per “valutarne i suoi numerosi aspetti di illegittimità”.

I cacciatori in Piemonte sono circa 23 mila, 14 anni fa erano 60 mila.
 
17/06/2018
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