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Opinioni

Il terremoto brasiliano

La presidentessa Dilma Rousseff, investita nel 2014 del secondo mandato alla guida del paese, è stata sospesa dall’incarico poiché accusata di aver commesso alcune irregolarità nella compilazione del bilancio statale per garantirsi la rielezione
OPINIONI - Si è conclusa da pochi giorni la prima fase della crisi istituzionale brasiliana. La presidentessa Dilma Rousseff, investita nel 2014 del secondo mandato alla guida del paese, è stata sospesa dall’incarico poiché accusata di aver commesso alcune irregolarità nella compilazione del bilancio statale per garantirsi la rielezione. Il Brasile si è così avviato lungo il percorso scandito dalla costituzione, con la formazione di un governo provvisorio, retto dal vicepresidente Michel Temer, in attesa che l’interessata – al momento impegnata a gridare al golpe – chiarisca le proprie ragioni davanti al Senato e alla Corte Suprema, chiamati a giudicarla entro sei mesi. E, nelle previsioni di molti, a rimuoverla definitivamente dalla presidenza.

La mobilitazione popolare dell’ultimo anno, la rottura della coalizione parlamentare che sosteneva l’azione di governo e la nascita del nuovo esecutivo risultano comprensibili solo alla luce della tempesta che si è abbattuta sul paese. L’esplosione dello scandalo Petrobras, dal nome dell’azienda statale sospettata di aver elargito copiose tangenti alle principali personalità politiche, getta l’ombra della corruzione su larga parte della classe dirigente. Per converso, la profonda recessione in cui si è inabissata l’economia brasiliana, dopo un decennio di spettacolare espansione, solleva dubbi sulla sostenibilità delle politiche attuate dai governi di sinistra al potere nel primo scorcio del Millennio. L’ipotesi, corroborata dall’accanita campagna elettorale di due anni fa, è che quest’ultimo sia il vero oggetto dello scontro in atto fra lo schieramento imperniato sul Partito dei lavoratori di Lula e Rousseff – eroso dalla progressiva defezione degli alleati – e le forze di orientamento liberale, che invocano un radicale mutamento d’indirizzo nella politica economico-finanziaria.

Tale impressione è confermata dalla natura del governo Temer, il quale non si limita a tamponare la falla aperta dalla sospensione di Rousseff, per dare continuità al suo programma; ma è anzi il frutto di un terremoto parlamentare indotto dai partiti centristi, decisi ad abbandonare la sinistra per la destra e a sconfessare la precedente linea politica. Ne è ulteriore dimostrazione la nomina a ministro delle Finanze dell’ex governatore della Banca Centrale, Henrique Meirelles, assurto a garante del nuovo corso di fronte a istituzioni, osservatori e investitori internazionali. Si replica così una dinamica tipica dei nostri tempi, per cui i governi portatori di istanze eterodosse faticano a sostenerne fino in fondo il peso, vedendosi costretti a ricalibrare i propri piani o a cedere il passo a forze alternative e più convinte dei pregi dell’economia di mercato. E raramente la svolta si compie attraverso un passaggio elettorale, circostanza sgradevole e tuttavia legittima in un sistema parlamentare; ma assai curiosa per un regime presidenziale come quello brasiliano.

Pur apparentemente dovuta a contestazioni contabili, la cui eco è stata amplificata dall’accostamento alla deriva corruttiva in cui è invischiato il suo partito, la caduta di Rousseff si inserisce dunque in un processo politico ben più strutturale, che ha riguardato – con tempi e modi diversi, e non solo in America latina – altri leader di sinistra, eletti in nome di una sollevazione contro i prevalenti modelli politico-economici e presto indotti a rientrare nei ranghi. Nel caso brasiliano, la battaglia combattuta sul piano giuridico, con l’inevitabile corollario di cavilli, ricorsi e velenose insinuazioni, cela al fondo il lento logoramento della piattaforma programmatica su cui si reggeva la maggioranza di centro-sinistra, ormai in frantumi. E grazie alla quale un intero paese ha vissuto una crescita tanto impetuosa da proiettarlo nel salotto buono dell’economia internazionale, prima di arrestarsi bruscamente, proprio a cavallo dei due storici eventi – i Mondiali di calcio del 2014 e le Olimpiadi di Rio del 2016 – che catalizzano l’attenzione del mondo.
19/05/2016
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