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Politica

Fornaro: "Il 4 dicembre voterò convintamente no"

Riceviamo e pubblichiamo l'intervento di Federico Fornaro, senatore del Partito Democratico, sul referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre
POLITICA - In Parlamento ho votato a favore del disegno di legge di riforma costituzionale, non ho partecipato al voto sull'Italicum e domenica 4 dicembre voterò convintamente NO al referendum.
Qualcuno ricorderà la tensione (gufi, sabotatori ecc.) nel Pd sulla richiesta della minoranza per l'elezione diretta del Senato. Sono felice nel vedere che Renzi oggi rivendichi che saranno gli elettori a eleggere i loro senatori.
Peccato, però, che per la testardaggine del Governo nel non voler riscrivere l'articolo, il testo della riforma si presti a interpretazioni non univoche e necessiti di una legge attuativa che dovrà cercare di far quadrare il cerchio con un consiglio regionale che elegge (comma 2), in conformità alle scelte espresse dagli elettori il giorno delle elezioni regionali (comma 5). Non sarebbe stato più semplice scrivere in Costituzione - come proponeva la minoranza - che il Senato era eletto dai cittadini ?
Con spirito costruttivo, il 20 gennaio 2016, giorno in cui abbiamo votato in Senato per l'ultima volta la riforma, presentammo in una conferenza stampa un disegno di legge (a mia prima firma) per l'elezione del nuovo Senato chiedendo ai vertici del Pd di aprire un confronto anche al di fuori del Parlamento.Seguì un silenzio tombale, rotto solo - mesi e mesi dopo - a ottobre, da un intervento di Renzi alla Direzione in cui annunciava che il Pd lo assumeva come testo base.
Arriviamo al nodo cruciale del disegno complessivo (riforma costituzionale e leggi elettorali): l'Italicum.
Al Senato la minoranza non partecipò al voto e alla Camera votò contro la fiducia posta dal Governo (unici precedenti: legge fascista Acerbo e legge truffa del '53), dopo che dieci componenti furono sostituiti d'autorità nella Commissione Affari Costituzionali e il capogruppo Speranza si dimise per essere coerente con le sue posizioni contrarie.
Anche le nostre critiche all'Italicum sono conosciute (capilista bloccati con conseguente maggioranza dei deputati non scelti dagli elettori ma dai partiti, dieci pluricandidature, collegi da 600.000 abitanti e rischio sistemico di deformazione senza limiti della rappresentanza con il premio di maggioranza assegnato con il ballottaggio).
Siccome il tempo è galantuomo, dopo le elezioni amministrative di quest'anno sono iniziati a comparire a frotte, dentro e fuori il Pd, i "pentiti" dell'Italicum.
Anche su questo la minoranza non si è fermata al semplice No, ma ai primi di luglio 2016 abbiamo depositato al Senato un disegno di legge (sempre a mia prima firma), noto come Mattarellum 2.0, chiedendo ai due capigruppo Pd di Camera e Senato di avviare da subito una iniziativa politico-parlamentare per cambiare l'Italicum prima del referendum.
Risposta: l'immobilismo totale, fino alla Direzione dello scorso mese quando Renzi ha aperto alla modifica dell'Italicum con l'istituzione di una Commissione Pd che dopo alcune settimane, fuori tempo massimo, ha prodotto un documento generico, in cui, con onestà intellettuale, è vero che si propone di abbandonare il ballottaggio, ma si lascia indeterminato tutto il testo (collegi plurinominali oppure collegi uninominali, il loro numero 100/475/618, non si determina il numero dei seggi del premio di maggioranza da assegnare al partito o alla coalizione che prende più voti o più seggi ecc.).
Risultato finale: il 4 dicembre quando i cittadini dovranno decidere come votare al referendum, la legge elettorale in vigore per l'elezione dell'unica Camera che dà la fiducia al governo è l'Italicum. Tutto il resto sono chiacchiere, olio sull'acqua.
Chi dunque non ha voluto ricercare l'unità del Pd? Chi si è mosso fin dall'inizio nella convinzione che,stando ai consigli dei comunicatori venuti dall'America, questo referendum si vincesse a destra? Chi ha voluto trasformarlo in un referendum sul governo, mettendo a rischio la stabilità del Paese?
In ultimo, poi, il mio convincimento per il NO al referendum si è rafforzato alla vista di manifesti ufficiali e ufficiosi a sostegno del SI' improntati alla più bieca stagione dell'antipolitica, con i seggi dei parlamentari, ridotti a poltrone e stipendi da tagliare.
Quando votai la riforma, mai avrei pensato di autorizzare un simile scempio degno della peggiore stagione del qualunquismo e del più becero antiparlamentarismo: altro che SI' come argine contro il populismo e i piccoli Trump nostrani.
30/11/2016
Federico Fornaro - redazione@ilnovese.info
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