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Ovada

Tacchino: contro il doping meno regole piu' etica

A colloquio con il preparatore atletico del ciclismo che ha collaborato anche con Alex Zanardi e ha portato Francesca Fenocchio all'argento di Londra
 OVADA - Non è solo il trainer personale di Francesca Fenocchio, argento nell’handbike alle ultime Parlimpiadi in squadra con Zanardi e Podestà. Fabrizio Tacchino (a destra nella foto con la Fenocchio e Podestà)  è anche responsabile della preparazione degli atleti dell’Androni Giocattoli Venezuela, realtà importante del panorama ciclistico e collaborare tecnico della Federazione Ciclistica Italiana. Da anni quindi, la sua esperienza inizia come atleta nelle categorie giovanili, si muove in un mondo che fa parte della cultura sportiva popolare del nostro paese, e che è sempre molto chiacchierato per le notizie che spesso colpiscono anche i protagonisti affermati. Il lavoro di Tacchino è quello di mettere nelle gambe dei ciclisti la benzina necessaria per la stagione. Che nel caso dell’Androni significa anche la Milano San Remo tra meno di un mese e il Giro d’Italia. Un lavoro che “durante la gara – ci spiega – consiste nel raccogliere dati sui nostri corridori, nel seguire le tappe di montagna e quelle a cronometro. Una volta analizzata la prestazione si può discutere della tattica migliore con il nostro direttore sportivo Giovanni Ellena e individuare il corridore più adatto e in forma per quell’appuntamento”.

Come si affronta un calendario ricco di impegni come quelli dei ciclisti moderni?

La stagione di un atleta professionista conta circa 60 – 80 giorni di gara. Novembre e dicembre sono dedicati alla preparazione. A gennaio partono le gare. La nostra squadra ha la fortuna di sapere a quale calendario aderire e gli atleti conoscono in anticipo i loro impegni agonistici. Tra una gara e la successiva inseriamo spesso training camp in altura per stimolare la produzione di globuli rossi. Il mio compito è quello di concordare con l’atleta le metodologie più adatte a farlo rendere al massimo.

Si discute molto sulla credibilità del ciclismo, l’argomento torna ogni volta che un atleta famoso subisce una squalifica.

Di certo sta facendo la figura dello sport dopato. Il ciclismo però ha però norme molto severe, come l’introduzione del passaporto biologico e dei controlli 24 ore su 24. Ho l’impressione che invece l’atteggiamento di altri sport sia quello di chi prova a nascondere tutto sotto il tappeto. Anche la mia squadra ha un atteggiamento molto severo, e già nel contratto pone precisi vincoli.

E’ possibile debellare il doping, o se non altro ridurre al minimo la sua incidenza?

Più che regole serve educazione. Ogni allenatore a qualsiasi livello la deve imporre. Poi serve eliminare tutto ciò che è illecito e ridurre drasticamente anche l’utilizzo dei quegli integratori di cui oggi spesso si abusa.

Se dovessi sintetizzare in tre parole la tua metodologia di lavoro quali utilizzeresti?

Competenza: è necessario avere una diploma Isef o una laurea in Scienze Motorie, non gli attestati che si ottengono in altri corsi a pagamento dove promuovono tutti. Esperienza, prima come atleta, poi come allenatore sia di livello amatoriale che molto elevato. Meglio se sono gli atleti stessi a cercarti grazie al passa parola tra di loro. Passione: non ho mai allenato e fatto questo mestiere mettendo davanti l’aspetto economico. La passione è l’unico motivatore.

28/02/2013
Edoardo Schettino - redazione@ovadaonline.net
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