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Ovada

Saamo: crisi di liquidità. Dipendenti attendono lo stipendio

Corrisposta solo per metà l'ultima mensilità. L'altra sera incontro urgente su richiesta dei sindacati. L'Amministratore Sciutto. "Situazione in via di risoluzione". Ma la prospettiva di medio termine si aggrava
 OVADA - Fronteggia una crisi di liquidità senza precedenti la Saamo, figlia del progressivo esaurimento del tesoretto racimolato anni fa con la cessione del ramo rifiuti a Econet, e dovuta alle ripetute chiusure in rosso dei bilanci. Del futuro immediato dell’azienda di bus dell’Ovadese si è parlato l’altra sera in un vertici convocato su richiesta di Cgil, Cisl e Rsu aziendali. All’ordine del giorno il mancato pagamento per intero dell’ultima mensilità ai dipendenti alla ventina di dipendenti tra autisti e impiegati. “Scontiamo – spiega l’amministratore unico di Saamo, Gianpiero Sciutto – i mancati versamenti da parte dell’Agenzia per la Mobilità della Regione dei contributi dovuti per il trasporto locale. Le difficoltà di Arfea si riverberano su tutte le aziende inserite nel consorzio Scat. I dipendenti hanno percepito metà mensilità. Ora, con il riconoscimento di quanto dovuto per giugno da parte dell’Agenzia, sarà aggiunta la parte che manca”. Si tratta di un piccolo punto fermo nel mare delle difficoltà. Di Saamo si è parlato anche nel recente consiglio comunale.

“La situazione è difficile – è intervenuto Paolo Lantero, sindaco di Ovada – Un’inversione di tendenza significativa c’è già stata con l’ultimi bilancio (chiuso in rosso per 177 mila euro ndr). Nell’ultimo anno è stata portata avanti un’opera di revisione della spesa per limitare, dove possibile, le perdite. Le decisioni saranno prese con tutti i sindaci”. E’ meno chiaro cosa si possa fare per rilanciare un’azienda che da tempo non vede la luce in fondo al tunnel. Le ipotesi sono le stesse da anni: sviluppo del noleggio a fini turistici, individuazione di servizi alternativi come ad esempio la riscossione dei parcheggi a pagamento. “In quest’ultimo caso – aggiunge Sciutto – la strada obbligata sarebbe quella della gara con tutte le incognite di queste procedure. Sarebbero necessari investimenti difficili però per un’azienda nella nostra situazione”. E così per recuperare ossigeno in tempi brevi si fanno strada due ipotesi: il lavoro con le banche per ottenere dei prestiti, la possibilità di vendita del capannone storico alla Rebba quando il quartier generale dell’azienda sarà definitivamente trasferito in via Rocca. Non è così improbabile anche un’ipotesi di tagli sulle linee attualmente coperte dai bus. “I sindaci – taglia corto Sciutto – dovranno farsene una ragione”.  

12/10/2018
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