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Economia e lavoro

Poste: spauracchio a giorni alterni

Dovrebbe partire a settembre il ridimensionamento che prevede la consegna un giorno si e uno no. E con il servizio che viene meno molti posti di lavoro sono superflui
LAVORO - Il recapito della posta a giorni alterni arriverà anche a Ovada e nell’Ovadese tra ottobre e novembre di quest’anno, salvo nuovi slittamenti. La città dell’Orba e dello Stura rientra nella seconda fase del piano di revisione del servizio di consegna che le Poste hanno lanciato nell’autunno del 2015 a partire da Casale e dal Basso Monferrato. “Adesso toccherà al resto della provincia - fa sapere Lorenzo Bisio, della Slp Cisl, sindacato maggioritario nell’azienda -, stando almeno alle previsioni. In realtà il ridimensionamento si sarebbe dovuto attuare già da febbraio 2016, poi era stato annunciato per marzo scorso, quindi per il prossimo giugno. Ora si parla, appunto, dell’autunno”. Trovano quindi conferma i timori che, sullo scorso numero del nostro settimanale, aveva espresso il presidente dell’unione montana Dal Tobbio al Colma, Franco Ravera, anche sindaco di Belforte. Lui e i colleghi degli altri Comuni dell’unione hanno scritto ai ministeri dello Sviluppo economico e dell’Economia lanciando un Sos e chiedendo la tutela di un servizio tanto importante per i piccoli Comuni.

“E senza il quale – ha detto Ravera senza mezzi termini – potremmo davvero chiudere i battenti”. L’introduzione del recapito a giorni alterni – pur con zone cuscinetto nelle aree urbane, che consentono almeno il recapito della posta urgente – non è stato indolore: per il centro secondario di recapito di Mombello le zone operative si sono ridotte del 32% rispetto a prima, per il centro primario di distribuzione di Casale del 30%. “Nel resto della provincia si prevede si perderà il 40% delle zone di distribuzione attuali” dice Bisio. Il che potrebbe incidere molto in aree deboli come quella dell’Ovadese, compresa nella filiale Alessandria 2 di Poste, con Acquese, Novese e Tortonese. “Un territorio – prosegue il sindacalista Cisl – dove su 108 uffici postali 81 hanno un solo operatore e di questi la maggior parte – 51 – è aperta solo tre giorni a settimana”. Sulle colline di Ovada sanno cosa significa. Senza contare che se il servizio per gli utenti si fa più rarefatto, anche il lavoro per i dipendenti sta diventando complicato.

E’ sempre la Slp a denunciarlo: “Stiamo facendo i salti mortali per coprire i turni e garantire l’apertura degli uffici. L’azienda ha incentivato l’esodo di molto personale – in vista di chiusure di sportelli poi bloccate e dell’introduzione del recapito a giorni alternati ancora al palo – e ora siamo al corto circuito. Dal gennaio 2014 al marzo 2017 in provincia sono usciti da Poste 88 impiegati e 72 postini, con 20 assunzioni nel primo caso e solo 2 nel secondo”.    

18/04/2017
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