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Ovada

Olga d'Eramo: laurea in ospedale oltre la malattia

Sabato scorso in ospedale la proclamazione con amici, personale sanitario che l'hanno sostenuta. La lettera del rettore: "Un esempio che sta insegnando il modo di affrontare le avversità della vita"

 OVADA - “Con l'augurio di continuare a lanciare il tuo cuore oltre l'ostacolo”, con queste parole l'associazione oncologica Vela ha celebrato la tesi di laurea di Olga D'Eramo, cinquant'anni compiuti a dicembre, discussa all'ospedale di Ovada sabato 7 aprile. Ricoverata a febbraio e “presa per i capelli” dopo un attacco epilettico, un'encefalite e un'emorragia cerebrale, gli esami rivelano “un ospite indesiderato”, come lo definisce lei, al cervello. Con la tesi di laurea pronta, Olga non vuole darsi per vinta e sostenuta dal gruppo di studio dell'Università telematica internazionale Uninettuno, dagli amici fra cui spiccano Manuela Cavazzi e il compagno di corso Marco Bertuzzi, dal marito Marco Marchelli, dal gruppo di motociclisti di cui fanno parte, dalla sorella Valeria e dalla mamma Germana, ottiene il permesso dall'Ateneo per sostenere la tesi ad Ovada, raggiunta da una commissione di Roma. Centosette su centodieci il risultato ottenuto in un'atmosfera di grande amore, energia positiva e speranza. Ad attenderla per la laurea insieme ad una folla di persone, i sindaci di Ovada, Cremolino e Molare.

Un movimento che parte dai corridoi dell'ospedale dove Olga dice di sentirsi a casa: la sua stanza, fra cuscini colorati, sacchetti di lavanda appesi e peluche rispecchia la sua allegria e il suo coraggio e il supporto e l'incoraggiamento di medici e infermieri le rendono più semplice il percorso per arrivare alla discussione della tesi e per prepararsi al futuro percorso di cura. “Una guerriera da sola non è niente- sostiene Olga- se non ha chi le trasmette amore e forza credendo in lei”. E in lei ha creduto anche la commissione.
In una lettera del Rettore Professoressa Maria Amata Garito si legge: “Ho potuto constatare la qualità del suo percorso di laurea, l'originalità del suo elaborato finale (dal titolo “Parità di genere nel mondo dei motociclisti”), nonché l'attaccamento e l'affinità che ha dimostrato fin dall'inizio ai valori ed ai principi su cui si fonda la nostra Università. Oggi sta insegnando a tutti noi il modo di affrontare le avversità della vita. Grazie per ciò che ha saputo trasmettere”. E la gratitudine sono certa  arriverà anche dai nostri lettori, per questa coraggiosa Dottoressa in discipline psicosociali che, consapevole del percorso curativo che l'attende, non smetterà di studiare all'Uninettuno per conseguire la laurea magistrale.
12/04/2018
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