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Predosa

Grafoplast riparte dalla terza generazione dei Piana

Dopo quasi 10 anni torna in mano alla famiglia Pina l'azienda Grafoplast, poi 3 M e da ieri nuovamente Grafoplast. Salvi 38 lavoratori su 42, per gli altri 4 si apre il percorso di "outplacement". Il prefetto ha tenuto a battesimo l'operazione e promette ai lavoratori: "verrò a trovarvi in azienda"
PREDOSA – Dopo quasi 10 anni torna in mano alla famiglia Piana l'azienda Grafoplast, poi 3 M e da ieri nuovamente Grafoplast. “Alla terza generazione”, precisa il nuovo amministratore delegato, Giovanni Piana (a sinistra nella foto), che si chiama come il nonno, fondatore della società di rilevamento di cavi elettrici. Salvi 38 dipendenti su 42.
Per gli altri quattro si apre una percorso di “outplacement” con Confindustria, ossia riqualificazione e accompagnamento alla ricerca di eventuali posti di lavoro. “Se sarà possibile li prenderemo nuovamente con noi”, dice ancora Giovanni, insieme alla sorella Valentina che di anni ne ha 32.
“Io con quei lavoratori ci sono cresciuto. Non potevamo lasciare che l'azienda chiudesse”, racconta il giovane. Il padre, Silvio, che vendette Grafoplast alla multinazionale americana nel 2008, preferisce stare dietro le quinte. “Era un'offerta irrinunciabile, uno di quei treni che passano solo una volta”, racconta per spiegare i motivi della vendita. Ora il treno è passato nuovamente. Nei progetti dei Piana non c'è solo un tirare a campare: “torneremo ad essere i numeri uno del settore”. Certo, “c'è molto da fare, c'è da riorganizzare tutto”.
L'annuncio della chiusura da parte di 3 M è arrivato a giugno, con un fax. Si sono mobilitati per primi i sindacati, insieme ai lavoratori, che hanno coinvolto il prefetto Romilda Tafuri. Ci teneva pertanto, il Prefetto, ad annunciare quindi la conclusione della vicenda.
“Va evidenziato il metodo e l'esito di questa operazione che ha visto tutti lavorare per un unico obiettivo”, dice Tafuri. Una “buona pratica”, la definisce il prefetto, “in cui ognuno ha fatto la propria parte". Non solo si è salvata l'azienda e i posti di lavoro, “ma c'è anche un capitale italiano che è tornato sul territorio”, oltre che un cervello, quello di Giovanni, che aveva già imboccato la via di fuga dall'Italia. Ieri, il nuovo Ad si è ritrovato “anche a rispondere al centralino telefonico”. Valentina, che è diplomata in scienze umane e si era occupata di educazione, si occuperò della gestione del personale e della parte più amministrativa.
Sindacati e Confiudustria sottolineano il metodo, di confronto e di volontà a trovare una soluzione.
“Ci abbiamo creduto, abbiamo fatto una scommessa e i lavoratori ci hanno creduto con noi”, dicono Roberto Marengo della Cisl, Marco Sali della Cgil e Elio Bricola, della Uil.
Al tavolo anche Federico Fornaro, senatore, anche lui a sottolineare la bontà di un metodo che ora Confindustria vorrebbe diventasse sistema, “un valore aggiunto del territorio”, dice il direttore.
 
2/12/2017
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