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Ovada

Case popolari: appello del Comune ai privati

Il piano alternativo - per non veder esplodere un’emergenza con pochi eguali nel recente passato - prevede che proprietari di case e appartamenti sfitti, un numero probabilmente in crescita dato il progressivo spopolamento, mettano a disposizione del comune e del Consorzio Servizi Sociali questi spazi.

OVADA - Non da oggi, è un problema in città la carenza di abitazioni da concedere a famiglie o cittadini in stato di bisogno. Con l’edilizia popolare ferma da anni, il comune aveva provato a invocare la strada dell’alta tensione abitativa (in collaborazione con Valenza) scontrandosi contro l’evidenza della mancanza di requisiti fondamentali. Ed allora è stato varato il piano alternativo per non veder esplodere un’emergenza con pochi eguali nel recente passato. Il piano prevede che proprietari di case e appartamenti sfitti, un numero probabilmente in crescita dato il progressivo spopolamento, mettano a disposizione del comune e del Consorzio Servizi Sociali questi spazi. Dietro il pagamento di un canone, ovviamente. “In città abbiamo 113 alloggi popolari gestiti dall’Atc, la Regione ci ha detto chiaro che non arriveranno soldi per farne altri - spiega l’assessore -. Con una lista d’attesa che sarà aggiornata a breve ma che si aggira sul centinaio di famiglie, dobbiamo quindi trovare soluzioni alternative. Una è proprio quella di rivolgerci ai proprietari di immobili sfitti”.

Alle situazioni più delicate degli ultimi mesi sono state trovate soluzioni. Lo stesso Subrero ricorda come Ovada sia uno dei centri zona più sensibili verso le difficoltà delle fasce deboli, per cui nel bilancio di previsione del 2018 sono stati stanziati 760 mila euro. “Il piano prevede che il Consorzio copra i primi sei mesi d’affitto al posto della famiglia - spiega Emilio Delucchi, direttore dei Servizi sociali -. Ma bisogna studiare la formula nel modo più corretto possibile”. Stiamo pensando di predisporre un bando, con paletti precisi, per stilare una graduatoria delle case a cui si potrà fare riferimento. Dobbiamo però capire se è fattibile e quanto ci vorrà”. Tempi non brevissimi, quindi. In passato questa strada era già stata esplorata ma con poco successo. E sull’argomento delle case popolari dice la sua, da tempo, anche l’ex presidente del Consorzio Servizi Sociali, ora consigliere di “Patto per Ovada”, Giorgio Bricola. “Diciamo da tempo che con questa soluzione si può provare a ripopolare il centro storico – commenta - un primo passo da unire a nuove scelte urbanistiche e ad altre iniziative. E si suoni la sveglia anche alle associazioni”. Di fatto il Comune è obbligato a proseguire soprattutto dopo la bocciatura di tutte le soluzioni alternative proposte, non ultimo il riutilizzo della caserma lasciata vuota dal trasferimento della Guardia di Finanza e più di recente dall’accorpamento della Forestale con i Carabinieri. Non percorribile anche l’acquisizione dell’attuale stazione centrale nel periodo in cui RFI le concedeva in comodato d’uso gratuito. 

20/02/2018
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