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Bosio

Benedicta, nuovo ok al centro di documentazione. Ma le perplessità rimangono

La Provincia ha dato l'ok al progetto esecutivo del secondo lotto del centro di documentazione alla Benedicta. Ma l'opera continua a non piacere a molti enti locali. Perplessità anche da parte di Legambiente: le sezioni di Ovada e della val Lemme hanno chiesto alle istituzioni di riconsiderare il progetto
BOSIO – Ok al secondo lotto del Centro di documentazione della Benedicta: lo ha deciso la Provincia di Alessandria, che lo scorso 11 ottobre, con decreto del presidente Gianfranco Baldi, ha approvato “in linea tecnica” – cioè senza indicare i fondi – il progetto esecutivo dell’opera. Un passo necessario per procedere nell’iter burocratico verso il completamento del Centro, che da anni giace incompiuto a Capanne di Marcarolo, nell’area dove si consumò la strage dei partigiani da parte dei nazifascisti.

L’opera non piace a molti enti locali: non si sa bene a cosa servirà, ha drenato molte risorse pubbliche che probabilmente potevano essere utilizzate meglio, il cantiere è fermo da diverso tempo e già si sono manifestati i primi problemi e infine – se e quando sarà terminato – avrà costi di gestione ancora da quantificare. Anche le associazioni ambientaliste hanno manifestato diverse perplessità: «Siamo consapevoli dello stato in cui versano le opere del primo lotto, peraltro realizzate con alcune varianti rispetto al progetto originario – scrivono le sezioni Legambiente di Ovada e della val Lemme – Sono già in pessime condizioni e il cantiere presenta diverse criticità».

L’opera, secondo la presidente di Legambiente Ovada Michela Sericano e la sua omologa vallemmina Paola Lugaro, «si configura come un vero e proprio sfregio al sito, che è certamente un luogo della Memoria, di rilevante interesse paesaggistico oltre che storico». Le associazioni ambientaliste hanno chiesto una copia del progetto esecutivo: «Vorremmo capire in quale misura le nuove opere possano risolvere i problemi pregressi e, ancora, non crearne di nuovi, data l’importanza storica e paesaggistica del contesto in cui il sito è inserito. Occorre tenere infatti in considerazione l’oggettiva fragilità di un sito non presidiato».

Per Legambiente, occorrerebbe «considerare attentamente lo stato attuale delle opere, l’ingente quantità di risorse finanziarie già impiegate e previste e di valutare il completamento e la manutenzione futura dell’opera, secondo criteri di minimizzazione dei costi e sostenibilità finanziaria e ambientale». Sericano e Lugaro fanno inoltre presente che da maggio attendono che la Provincia consegni tutti i «resoconti analitici» che la legge regionale del 2006 istitutiva del Centro prevede.
3/11/2018
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