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Ovada

Ammanco: sì del Consiglio alla commissione d'inchiesta

Accordo tra maggioranza e opposizione durante il Consiglio comunale di ieri sera. "Quel che intendiamo fare - spiega il sindaco, Paolo Lantero - è un’ulteriore verifica del modello organizzativo in modo da ottimizzare le procedure"

OVADA - Accordo raggiunto in Consiglio comunale tra maggioranza e opposizione sulla costituzione di una commissione di inchiesta relativa alla questione dell'ammanco in Comune. Da tempo i rappresentanti di “Patto per Ovada”, “Insieme per Ovada” e Movimento Cinque Stelle invocavano un provvedimento simile per fare luce sulla vicenda, verificatosi all’Ufficio Tecnico Comunale e per il quale a inizio agosto la dipendente Patrizia Massa è stata condannata al risarcimento dell’intera cifra (130 mila euro). La commissione si farà, avrà la durata di tre mesi dalla sua istituzione. “L’ammanco offende gli ovadesi – aveva spiegato Mauro Rasore (Essere Ovada) nella seduta del consiglio di un anno fa, convocata proprio per chiedere questo provvedimento -. Per il futuro bisognerà creare uno strumento che eviti il ripetersi di fatti simili”. “Non abbiamo pretese di sostituirci agli inquirenti – aveva aggiunto Giorgio Bricola, Patto per Ovada – ma i cittadini hanno il sacrosanto diritto di sapere”.

“Non ci occuperemo di cosa è successo in passato – spiega oggi il sindaco Paolo Lantero –. Il Comune si è costituito a suo tempo “parte offesa” proprio per ottenere tutta la documentazione che è poi stata messa a disposizione delle opposizioni. Quel che intendiamo fare è un’ulteriore verifica del modello organizzativo in modo da ottimizzare le procedure. In questo senso se c’è qualche idea utile non ci saranno problemi a metterla in pratica”. La sentenza della Corte dei Conti ha individuato l’ormai ex dipendente della segreteria dell’Ufficio Tecnico come unica responsabile dell’ammanco verificatosi tra il 2009 e il 2015. L’indagine aveva di fatto stralciato le posizioni dell’ingegnere capo dell’Ufficio Tecnico, Guido Chiappone, e dell’economo comunale Edoardo Cavanna. Massa, dal canto suo, per bocca del suo legale difensore, l’avvocato Luciano Crocco, ha sempre ammesso responsabilità per non più di 20 mila euro. Una tesi, si legge nel dispositivo della sentenza, non suffragata da sufficienti prove. “La Massa – si legge nelle motivazioni - procedeva all’incasso delle predette somme apponendo il timbro di avvenuto pagamento sul provvedimento ed effettuava la registrazione su un apposito registro conservando le somme in una cassaforte. Del tutto sfornita di prova ed anzi contrastante con le risultanze istruttorie sarebbe l’affermazione della Massa secondo la quale altri soggetti sarebbero intervenuti nella consegna mensile delle somme”.

12/10/2017
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