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Ambiente

"Ambiente come al 40° parallelo..."

L'edizione 2017 della relazione regionale e la prima analisi territoriale, partendo dalle acque. Gli effetti del clima nelle prime risposte di Alberto Maffiotti, direttore del Dipartimento di Alessandria dell'Arpa
AMBIENTE - Filo conduttore dell’edizione 2017 della Relazione sullo stato dell’Ambiente è stato il tema della sostenibilità. E allora, quanto lo è davvero l'ambiente alessandrino? In Piemonte la qualità delle acque “è buona, con problemi solo nelle falde superficiali”, mentre la qualità dell'aria, “pur se migliorata, presenta ancora criticità e non si riesce a raggiungere i parametri richiesti dall'Unione europea”. L'introduzione della Relazione elaborata da Arpa (Agenzia regionale protezione ambientale) e Regione Piemonte punta l'attenzione su due fronti di urgenza: aria e acqua. Che se livello regionale presentano condizioni e andamenti anche all'insegna dei trend positivi, al contrario iniziano a registrare elementi di preoccupazione se si scende nel particolare. Con l'aiuto di Alberto Maffiotti, direttore del Dipartimento di Alessandria dell'Arpa, cerchiamo di chiarire meglio i contorni, ma prima una precisazione che arriva dallo stesso Maffiotti. “Per capire meglio cosa possono significare i dati che raccogliamo ed elaboriamo (circa due milioni di dati all'anno in Piemonte, ndr) dobbiamo oggi fare i conti con un aspetto finora non sufficientemente tenuto in considerazione: il clima”. Infatti è necessario studiare in modo diverso rispetto al passato le ricadute perché questo aspetto è quello prioritario pur con tutte le difficoltà a individuare gli effetti generati sull'ambiente e non solo quelli percepiti.

La falda di superficie presenta una contaminazione da nitrati, pesticidi e composti organici volatili. Per quanto riguarda i metalli, i più significativi a scala regionale sono risultati nichel e cromo (in particolare nella forma esavalente). Le falde profonde evidenziano una situazione migliore rispetto alla falda superficiale, anche in funzione del loro ambito di esistenza e circolazione idrica sotterranea, potenzialmente più protetto rispetto al sistema acquifero superficiale” recita la relazione regionale. Ma è così anche nell'Alessandrino? “Il quadro è differenziato. Partiamo – dice Maffiotti – dal calo delle precipitazioni che ha un effetto non solo a livello di superficie. Infatti meno pioggia ha come conseguenza il peggioramento della qualità delle acque, dove aumenta concentrazione degli inquinanti. Quelle sotterranee e più profonde sono poi progressivamente più sfruttate e la loro alimentazione comporta tempi di ricarica sempre più lunghi”. In sostanza, piove sempre meno però per ora l'Alessandrino non ha un problema di acqua grazie alla presenza di una enorme falda che alimenta acquedotti, impianti di irrigazione, industrie. Ma questa falda è così enorme anche perché per moltissimi anni è stata alimentata regolarmente dalla pioggia. Se le precipitazioni sono ridotte al lumicino e il prelievo nel tempo è sempre più intensivo, la riserva diminuisce e nello stesso tempo peggiora la qualità con gli elementi inquinanti che si concentrano in misura crescente.

Ovviamente il clima che cambia e che sembra avvicinarsi al 40° parallelo (Alessandria si colloca all'altezzaa del 45°) comporta un altro effetto diretto: il rischio di vedere scomparire i piccoli corsi di acqua in tutta la fascia appenninica con le inevitabili conseguenze sull'ambiente. I grandi fiumi e quelli di medie dimensioni non spariranno, però sarà progressivamente sempre più critica la qualità delle acque con valori sufficienti che rischieranno di non superare il quaranta per cento del totale. I divieti di balneazione pressoché totali sono la prima cartina al tornasole del problema.
Nella seconda puntata dell'articolo sarà protagonista la qualità dei suoli nell'Alessandrino.
 
16/07/2017
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