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Intervistando la storia

Matematico o soldato? Cartesio all’assedio del Castello di Gavi nel 1625

Grazie alle Fiere di Cambio di Novi Ligure, Genova era diventata la “banca del Re di Spagna”; lecito quindi aspettarsi che i Francesi, nemici giurati degli Spagnoli, prima o poi avrebbero tentato una rapina: fu l’invasione franco-sabauda del 1625, che dopo la conquista di Ovada, Novi e Gavi, non riuscì però ad arrivare a Genova
INTERVISTANDO LA STORIA - Abbiamo visto come, grazie alle Fiere di Cambio di Novi Ligure, Genova era diventata la “banca del Re di Spagna”; lecito quindi aspettarsi che i Francesi, nemici giurati degli Spagnoli, prima o poi avrebbero tentato una rapina: fu l’invasione franco-sabauda del 1625, che dopo la conquista di Ovada, Novi e Gavi, non riuscì però ad arrivare a Genova.
All’assedio di Gavi e del suo Castello, grazie alla segnalazione del prof. Davide Arecco dell’Università di Genova, abbiamo trovato tra le file francesi un personaggio ai più inaspettato: il filosofo, scienziato e matematico René Descartes, più noto come Cartesio.

Voi, a Gavi?

Sì, lo conferma anche il mio biografo Adrien Baillet: “Lo strepito, che dappertutto risuonava delle imprese, che il Duca di Savoia, e ‘l contestabile de Lesdiguieres faceano sopra i Genovesi, e Spagnuoli, al signor Descartes mosse curiosità d’andare all’uscir della Toscana a vedere l’armata del contestabile, che trovò quando arrivò nel suo campo occupata all’assedio di Gavi.”.

Passavate di lì per caso?

Ero già in Italia per un viaggio: avendo saputo dell’arrivo dell’esercito francese, affrettai il ritorno per incontrare il Connestabile di Lesdiguières, Maresciallo di Francia: già avevo militato al comando del principe d’Orange e del Duca di Baviera all’inizio di quella che sarebbe poi diventata la Guerra dei trent’anni (1618 – 1648), ma qui avevo l’occasione di farmi notare davvero.

E come?
Già da qualche anno mi interessavo alla matematica come chiave per interpretare i fenomeni naturali quali, ad esempio, la caduta dei gravi: un problema del tutto analogo al lancio di un proiettile d’artiglieria. Diedi quindi prova delle mie capacità suggerendo agli assedianti mei connazionali come dirigere il tiro contro il Castello di Gavi: pur essendo antico di secoli, e quindi inadatto a reggere l’impatto delle armi da fuoco più moderne, era comunque collocato sopra un’altura, e quindi difficile da colpire con il tiro dei cannoni.

Difficile sì, ma non per Cartesio…
E così fu: con tre batterie di artiglieria poste una lungo l’attuale strada Lomellina, una nel centro abitato di Gavi, la terza (la più dirompente) sull’altura di Montemoro (accanto alla collina del Castello), le antiche mura furono fatte a pezzi, e il Castello conquistato. La carriera militare, però, non faceva per me, e così me ne tornai in Francia, dedicandomi completamente agli studi che già avevo cominciato sotto le armi.

Seppe cosa accadde poi a Gavi?
Sì: i Genovesi riuscirono a respingere il nostro attacco in Val Polcevera, permettendo agli Spagnoli di inviare loro rinforzi, e i nostri, sconfitti, dovettero addirittura abbandonare i cannoni, quelli che avevo usato io a Gavi. Gavi e il suo territorio tornarono sotto Genova, ma il Duca di Savoia, ossessionato dalla volontà di annettersi Genova, non si rassegnò, e le tentò davvero tutte, per anni e secoli ancora.
12/04/2017
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