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Opinioni

L’ossessione del Fiscal Compact

Con lo sguardo rivolto al passato, Matteo Renzi si unisce al coro dei detrattori di Mario Monti. Quanto al futuro, l'ex premier minaccia il veto italiano alla prospettiva che il Fiscal Compact venga integrato nei Trattati, e nel contempo invoca un nuovo patto europeo che, per cinque anni, consenta di dilatare il rapporto deficit/Pil fino al 2,9%. Tale proposta si espone a tre ordini di obiezioni...
OPINIONI - Scrive Federico Chabod nelle sue “Lezioni di metodo storico” - inflitte ancora oggi, a mezzo secolo dalla prematura scomparsa del grande storico liberale, agli studenti universitari - che le fonti prodotte dai protagonisti della storia politica hanno un’importanza capitale per lo studioso che intenda ricostruirne le gesta. Non crediamo che questo fosse lo scopo primario dell’ultimo libro di Matteo Renzi, che non per nulla si intitola “Avanti”, ma gli aneddoti e i ricordi dispensati dalle gustose anticipazioni della stampa costituiscono materiale utile per chi voglia ripercorrere le vicende degli ultimi anni.

Né deve scoraggiare l’ancor verde età dell’autore, apparentemente incompatibile con la vocazione memorialistica, dal momento che la precocità è tra le sue doti riconosciute. E comunque, a voler essere pignoli, ben più giovane dell’ex premier era Flavia Vento quando – circa un decennio fa – manifestò l’intenzione di raccogliere le proprie memorie. Non sappiamo se la soubrette abbia mantenuto la parola, e ci dispiacerebbe se l’avesse tradita, poiché la sua fatica sarebbe stata probabilmente meno indispensabile, ma certamente più divertente di quella renziana.

Concluse le divagazioni, veniamo al punto, dicendo che, fra i temi toccati da Renzi, ci interessa poco l’ordalia in corso nel Pd e nei suoi dintorni, con la consueta rievocazione di dispetti e misfatti. E assai di più, invece, la crociata contro il Fiscal Compact, l’accordo europeo che impone agli Stati firmatari di tendere al pareggio di bilancio e di ridurre considerevolmente il rapporto fra debito pubblico e Pil. Con lo sguardo rivolto al passato, l’ex premier si unisce al coro dei detrattori di Mario Monti, capo del governo che firmò questo e altri provvedimenti impopolari, consegnandosi al martirio. Quanto al futuro, Renzi minaccia il veto italiano alla prospettiva che il Fiscal Compact – formalmente esterno al diritto dell’Ue – venga integrato nei Trattati, e nel contempo invoca un nuovo patto europeo che, per cinque anni, consenta di dilatare il rapporto deficit/Pil fino al 2,9%.

Tale proposta si espone a tre ordini di obiezioni. La prima è che, in assenza dell’auspicata ma complicata intesa programmatica sul disavanzo, il veto avrebbe un valore puramente simbolico, mantenendo inalterati gli obblighi finanziari dell’Italia e peggiorando la sua posizione nel consesso sovranazionale. Quanto al merito della questione – ecco la seconda riserva – l’indubbia rigidità del Fiscal Compact, unita a una certa arbitrarietà dei suoi parametri di funzionamento, non è motivo sufficiente per sconfessare alla radice il principio che lo ispirò, ossia la volontà di garantire la sostenibilità delle finanze pubbliche da parte delle generazioni presenti e future, nei cui riguardi i governi italiani non sempre si sono mostrati sensibili.

La terza obiezione è ancora più penetrante. Le regole di bilancio europee, infatti, hanno un significato che va al di là del loro ambito di applicazione: l’armonizzazione richiesta agli Stati membri non è solo la premessa per una vera politica fiscale europea, ma anche uno dei requisiti fondamentali per procedere sulla strada dell’unione politica federale. Se la contestazione del Fiscal Compact è legittima, e in alcune articolazioni più che condivisibile, conviene quindi accertarsi che essa non si riduca a una pura rivendicazione sovranista. E dunque che la sua agevole pars destruens si coniughi con la più complicata indicazione di un metodo alternativo e realistico – cioè non troppo inviso ai partner – per raggiungere l’obiettivo finale, strategico per il destino dell’Italia. Sul delicato bilanciamento fra critica ragionata alle politiche vigenti e rilancio dell’orizzonte unitario europeo si gioca la difficile partita delle forze politiche più lungimiranti.
19/07/2017
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