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Opinioni

Acqua: il primo dei Beni comuni

L'acqua è il primo dei beni comuni che va tutelato, per consentirne l'utilizzo universale. Come? Non basta raccomandare un uso parsimonioso, ma "Occorre lavorare alla costruzione di una cultura dell’acqua e dei bacini idrografici, ad un uso razionale e parsimonioso dell’acqua nelle città, nei campi, nelle fabbriche, nelle diverse attività economiche, intervenendo nei cicli produttivi agricoli, industriali, zootecnici"
OPINIONI - Il concetto di “beni comuni” in economia indica quei beni, quali le risorse naturali esauribili (l’acqua, la fauna, la flora,…) dal cui sfruttamento nessuno può essere escluso. Per questo il problema dei beni comuni era, in origine, quello di stabilire delle regole che permettessero l’uso universale della risorsa prevenendone l’esaurimento. Un esempio è la legge che istituisce il fermo biologico nella pesca. Tuttavia, con il tempo, il concetto si è allargato e con esso gli obblighi che derivano dallo sfruttamento dei beni comuni. Considerando ad esempio l’aria, essa poteva dirsi inesauribile prima dell’era industriale, mentre oggi l’inquinamento ne compromette la qualità e la possibilità di “sfruttarla” per la vita. I processi di privatizzazione di alcuni servizi che distribuiscono i beni comuni mettono inoltre a rischio l’accesso universale agli stessi. In questo campo la maggiore criticità è rappresentata dall’acqua, bene comune per eccellenza in quanto assolutamente indispensabile alla vita. Infatti, sebbene nessuno abbia mai proposto la privatizzazione della risorsa in sé, i processi di privatizzazione che coinvolgono le reti idriche compromettono, nei fatti, lo status di bene comune. Dove gli acquedotti sono stati privatizzati la logica del profitto ha portato a consistenti aumenti delle tariffe, ad un peggioramento della qualità dell’acqua erogata e all’esclusione delle fasce sociali più deboli. Inoltre nei paesi più poveri l’accesso all’acqua è divenuto motivo di conflitti armati: “le guerre dell’acqua”.

La Giornata mondiale dell’acqua
Proclamata nel 1993 dall'Assemblea delle Nazioni Unite, la giornata mondiale dell’acqua, il 22 marzo, anno dopo anno, diventa sempre più attuale come occasione per sensibilizzare istituzioni e società civile su una emergenza mondiale e sulle possibili soluzioni per fronteggiarla. Fonte insostituibile di vita, diritto inalienabile e universale, la risorsa acqua rappresenta una grave emergenza in molte aree del mondo: ogni giorno 30.000 persone muoiono per cause connesse alla scarsità d'acqua o alla sua cattiva qualità e igiene. Secondo uno studio dell’ONU un miliardo e 200.000 persone non hanno accesso all’acqua potabile e la maggior parte di queste abitano nei Pesi in via di sviluppo. Inoltre solo 16 persone su 100 possono aprire un rubinetto e veder scorrere acqua potabile, priva di agenti patogeni e di sostanze inquinanti, per bere, cucinare e lavarsi, 84 persone su 100, invece, devono cercarla, spesso molto lontano dalle abitazioni, presso fonti dove la disponibilità è scarsa e la qualità scadente. Anche per questa situazione di forte disuguaglianza è indispensabile che l’acqua sia adesso e, a maggior ragione, in futuro un bene comune e un diritto fondamentale che appartiene e deve essere garantito a tutti. Il Parlamento Europeo ha votato una risoluzione che difende l’acqua come bene comune e prende le distanze dalla privatizzazione delle risorse idriche; ritiene l’accesso all’acqua potabile un diritto fondamentale dell’essere umano e si auspica che l’acqua venga definita “Servizio pubblico universale”. L'accesso all'acqua è dunque un diritto fondamentale e inalienabile, che va garantito a tutti. Eppure l'abitudine allo spreco e la noncuranza ci fanno spesso perdere di vista la necessità di proteggere questa risorsa.

I Consumi dell’acqua
Il consumo di acqua potabile per uso domestico nei paesi africani varia in media tra 12 e 50 litri al giorno per abitante, in quelli europei tra 170 e 250 litri (noi italiani siamo ai vertici dei consumi europei, proprio con 250 litri), negli Stati Uniti si raggiungono punte di 700 litri. Il fabbisogno minimo biologico pro-capite per la sopravvivenza degli uomini è di circa 5 litri d’acqua nelle 24 ore e le Nazioni Unite hanno fissato in 40 litri il diritto minimo all’acqua come obiettivo da raggiungere. L’organizzazione mondiale della Sanità afferma che al di sotto della soglia di 50 litri d’acqua al giorno si può già parlare di sofferenza per mancanza d’acqua. Nei fatti il 40% della popolazione umana (2,5 miliardi di persone) vive in condizioni igieniche impossibili per carenza d’acqua. Mentre si prevede che nel 2020 tre miliardi di persone non avranno accesso all’acqua.

Le Cause della crisi
La crescente attenzione al tema acqua anche nei paesi sviluppati e ricchi è dovuta a fenomeni di crisi della risorsa dove questa era abbondante. L’allarme sulla condizione dei grandi fiumi e dei laghi è stato di recente lanciato dall’ONU: oltre la metà dei 500 maggiori fiumi della terra sono parzialmente o completamente in secca. Le cause di questo fenomeno, cresciute negli ultimi decenni, sono dovute: all’inquinamento, all’effetto serra (surriscaldamento della terra e cambiamenti del clima), al crescente utilizzo delle acque dei fiumi per uso agricolo o urbano e alla costruzione di grandi invasi. La scarsità di acqua nei mesi estivi è ormai una costante anche dei nostri corsi d’acqua, mentre fenomeni preoccupanti di crisi idrica hanno riguardato nel 2003 la città di Acqui Terme, a causa della penuria d’acqua dell’Erro e prima della realizzazione del collegamento acquedottistico con Predosa. Ma anche durante questa estate la siccità per carenza di precipitazioni sta interessando diverse aree del territorio alessandrino causando notevoli danni alle coltivazioni agricole

Le Politiche di Pianificazione e Gestione
Da questa grave situazione nasce la necessità che le politiche di pianificazione, di gestione delle risorse idriche e le iniziative per il risparmio e la limitazione degli sprechi debbano dispiegarsi avendo a riferimento il complesso delle risorse e il loro utilizzo e una visione unitaria del territorio, del bacino idrografico cui fare riferimento. Raccomandare il risparmio d’acqua che sgorga dal rubinetto è cosa utile, ma parziale visto che l’acqua potabile per il consumo umano riguarda solo il 10/15% del consumo totale. Bisogna ridurre tutti i consumi e gli sprechi eccessivi: è possibile abbassare fino al 40% gli attuali prelievi d'acqua per l'agricoltura, per l'industria e per usi domestici. Occorre lavorare alla costruzione di una cultura dell’acqua e dei bacini idrografici, ad un uso razionale e parsimonioso dell’acqua nelle città, nei campi, nelle fabbriche, nelle diverse attività economiche, intervenendo nei cicli produttivi agricoli, industriali, zootecnici, razionalizzando i sistemi di irrigazione e di depurazione delle acque contaminate, coordinando i soggetti e gli enti preposti alla distribuzione dell’acqua, promuovendo interventi di difesa del suolo con il rimboschimento e la ricostruzione della vegetazione, il recupero delle terre marginali, la difesa degli alvei, delle golene e degli argini dei fiumi. In questa ottica il ruolo della Regione e degli Enti Locali è essenziale perché solo tramite il coordinamento dei soggetti interessati e attraverso una visione complessiva, è possibile realizzare l’unità degli interventi e una seria programmazione degli stessi.
30/07/2017
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