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Novi Ligure

Ilva e Terzo Valico, per gli autotrasportatori lo spettro dei mancati pagamenti

L'Ilva continua a tenere con il fiato sospeso gli autotrasportatori novesi, che vantano fatture per 5 milioni di euro. E come se non bastasse ora ci si aggiunge anche il Terzo Valico. Trasportounito ha infatti denunciato "un insostenibile ritardo nel pagamento dei servizi di sgombero dei materiali di scavo"
NOVI LIGURE – L’Ilva continua a tenere con il fiato sospeso gli autotrasportatori novesi. E come se non bastasse, ora ci si aggiunge anche il Terzo Valico. L’associazione di categoria Trasportounito, aderente alla Fiap, la federazione degli autotrasportatori professionali, ha infatti denunciato «un insostenibile ritardo nel pagamento delle fatture per i servizi di sgombero e lo smistamento dei materiali di scavo prodotti nei cantieri Cociv» per la realizzazione della nuova linea ferroviaria tra Genova e Novi Ligure.

Il presidente di Trasportounito Franco Pensiero ha incontrato il commissario e il direttore generale del Cociv, Marco Rettighieri e Nicola Meistro, e ha spiegato loro le ragioni della protesta e il pericolo che sfoci nella sospensione delle prestazioni. Con pagamenti scaduti da 8 mesi ai quali si sommano altri 3 mesi nel saldo delle fatture – denuncia Trasportounito – le imprese di autotrasporto sono in grave difficoltà finanziaria. In più uno dei soci del consorzio Cociv, la società Condotte, un mese fa è entrata in concordato preventivo a causa del bilancio in forte passivo (quasi 2 miliardi di euro di debito, stando ai dati 2016) ed è stata affidata alla gestione di tre commissari nominati dal tribunale. Gli autotrasportatori temono che ciò possa avere ripercussioni anche per loro.

«Al termine dell’incontro – ha detto Franco Pensiero – il commissario Rettighieri si è impegnato a garantire il pagamento degli arretrati entro una settimana ed è dal mantenimento di questo impegno che dipenderà il ripristino di una normale dinamica di rapporti fra le aziende».

Per quanto riguarda l’Ilva, le aziende novesi di autotrasporto attendono il pagamento di arretrati per 5 milioni di euro. Ma soprattutto attendono una risposta dal tribunale di Milano: «Insieme alle imprese di Veneto e Puglia abbiamo proposto un ricorso affinché venga riconosciuto che i nostri crediti sono prededucibili e non chirografari», afferma Luciano Bergadano [nella foto], presidente provinciale della Fai, un’altra federazione di autotrasportatori. Sembra un cavillo da azzeccagarbugli ma – al contrario – è questione di sostanza: se dichiarati chirografari, i crediti dei camionisti novesi finiranno nel “calderone” a cui tutti tenteranno di attingere, con il rischio che qualcuno rimanga a bocca asciutta. Invece, se i giudici li dichiareranno prededucibili, gli autotrasportatori saranno pagati per primi.

I mancati pagamenti non sono l’unico problema: «Il saldo delle fatture avviene anche a distanza di 90-100 giorni, un tempo lunghissimo – dice Bergadano – In più, il periodo elettorale sta facendo rallentare la già complicata procedura di acquisizione del gruppo Ilva da parte di Arcelor Mittal. Considerando i vari stabilimenti sparsi per l’Italia, come Taranto, Genova, Novi, Porto Marghera e così via, l’Ilva deve alle imprese di trasporto circa 48-50 milioni di euro. Solo alla mia [la Transider; ndr] devono ancora arrivare 1,4 milioni». Poi ci sono Mcm, Lavagetti, Dolcino, Camezzana, Cnar, Cama, Sapa Nuova, Bricola...
24/02/2018
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