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Intervista

"Venerdì sciopera il pubblico impiego: ma l'allarme riguarda tutti"

La Uil nazionale ha indetto per venerdì lo sciopero del pubblico impiego, e da Alessandria partiranno per Roma almeno due pullman. Ne parliamo con il segretario provinciale Aldo Gregori, con cui affrontiamo anche i temi della sicurezza e dell'evasione fiscale e contributiva. Quali strade percorrere per rilanciare il nostro territorio?
“Non mi piace fare allarmismi: ma è sufficiente una buona dose di realismo per capire che i prossimi 12 mesi, sul fronte dell’occupazione, si preannunciano nella nostra provincia di grande sofferenza”. Aldo Gregori, segretario provinciale Uil, è persona di grande pacatezza, ma non nasconde la sua preoccupazione, e anche la percezione, grave, che in alcune fasce di lavoratori si stia perdendo la consapevolezza dei propri diritti. Intanto venerdì due pullman di lavoratori Uil partiranno da Alessandria alla volta di Roma, per partecipare alla manifestazione nazionale per il pubblico impiego, collegata allo sciopero proclamato dal sindacato per l'intera giornata.

Segretario Gregori, la Uil ha proclamato per venerdì uno sciopero del pubblico impiego, per protestare contro le politiche del Governo Berlusconi nel settore. Perchè ora, e perchè da soli?
La Cgil lo sciopero lo ha già fatto a settembre, forse in maniera un po' precipitosa. La Cisl, a cui pure l'abbiamo proposto, continuare a "nicchiare". I nostri iscritti, anche qui in provincia, ci hanno chiesto in modo insistente di farci sentire, di fronte a scelte governative assolutamente penalizzanti per i dipendenti pubblici centrali e locali.

E pensare che sono, o sembrano da fuori, una delle poche nicchie di lavoratori ancora tutelati....
Purtroppo non è più così: tra precariato ormai permanente, blocco pluriennale degli aumenti, erogazione ampliamente dilazionata della buonuscita di fine rapporto, il dipendente pubblico è tutt'altro che un privilegiato. Anche se questo non significa ignorare le esigenze di tutti gli altri lavoratori: serve la massima unità tra pubblico e privato, oggi più che mai.

Segretario Gregori, che 2012 ci aspetta, sul piano occupazionale?
Eh, molto critico temo, a saper ben leggere certi indicatori. La ripresa autunnale finora non c’è stata, e temo che non ci sarà. Nei mesi scorsi sono leggermente aumentati i dati relativi all’export, che però sul nostro territorio, per quanto significativo, si aggira intorno al 20% della produzione. L’80% della stessa invece è legato al mercato interno, dove i consumi ristagnano. E poi c’è un altro dato di preoccupazione: anche le non molte realtà che stanno aumentando i volumi della loro attività, non fanno crescere l’occupazione…

E come fanno?
Ricorrono a straordinari probabilmente, a volte retribuiti regolarmente e altre volte “in nero”, inutile nasconderselo. E intanto gli iscritti agli uffici di collocamento lievitano. Mente gli ombrelli sociali non possono durare in eterno: pensi che nel casalese ci sono circa 5 mila lavoratori in cassa integrazione. E’ un dato enorme…

Anche perché Casale era considerato un tempo una delle punte di diamante della provincia sul piano industriale. Cosa è successo?
E’ successo che l’industria del freddo è andata in crisi, e il comparto delle tipografie e macchine da stampa anche. Ed erano due delle nicchie trainanti di quel territorio. Un po’ meglio sta andando, nella nostra provincia, nel novese, che regge meglio alle difficoltà, anche per una sua storica segmentazione. Lì c’è l’industria siderurgica tradizionale, ma anche il polo dolciario, e poi la grande distribuzione dell’Outlet, e di tutto ciò che gli ruota attorno.

E anche lì non sono solo rose e fiori, vero?
Lì si apre un altro scenario, che è quello dei contratti precari, a tempo determinato, o del week end, o temporanei di vario tipo.Che non vanno demonizzati, perché talora rispondono anche a precise esigenze del lavoratore, ma insomma certamente se diventano la norma creano un verso esercito di lavoratori precari.

Il sindacato, anzi i sindacati, in un contesto storico come quello attuale cosa può, e deve, fare?

Prima di tutto, come lei accennava, diciamo pure il sindacato, ma in senso unitario, perché soprattutto sul nostro territorio (ma mi auguro che torni ad essere così anche a livello nazionale) per fortuna divisioni sostanziali tra Uil, Cisl e Cgil non ce ne sono, e procediamo compatti, nella consapevolezza di quanto l’unità sia importante, soprattutto in momenti come questi. Credo che in primo luogo dobbiamo sapere in primo luogo ascoltare il lavoratore, iscritto e non, in maniera quotidiana. E poi anche in qualche modo sensibilizzarlo. Ma lo sa che molte persone, soprattutto sotto i quarant’anni, neanche più pensano di avere dei diritti?

Beh, è il risultato di un progetto culturale, diciamo così, partito da lontano. E forse anche i sindacati hanno avuto qualche responsabilità: o no?
Probabilmente quella di chiudersi un po’ troppo in difesa. Ma i sindacati sono fatti da persone, e quale andamento individualistico ha preso la società italiana, soprattutto con l’avvento di Berlusconi in politica, mi pare noto. Qualcosa comunque credo stia cambiando: anche se a volte c’è una disinformazione che mi lascia sconcertato. L’altro giorno si è presentato in ufficio un ragazzo che voleva impugnare il licenziamento, e probabilmente aveva tutte le ragioni di farlo. Peccato che avesse lasciato trascorrere assai più dei 60 giorni di tempo che oggi la legge, in maniera assai restrittiva, concede.

Segretario, che ne sarà delle migliaia di lavoratori della provincia espulsi dal mercato del lavoro? Non tutti hanno l’età per la pensione, immagino…
Certamente no. E a questo si aggiungono tanti casi di persone che hanno scelto la mobilità, nella convinzione di aver poi diritto alla pensione. Nel frattempo il Governo ha cambiato le carte in tavola, o ora queste persone rischiano di dover stare per un periodo senza rete di protezione e senza pensione. E’ francamente inaccettabile. Per quanto ci riguarda, con la Provincia abbiamo stimolato seri programmi di formazione e riqualificazione professionale, che sono la chiave per riuscire a reinserirsi.

Le opere pubbliche potrebbero sulla carta essere una leva e uno stimolo, ma nei fatti che succede?
Succede che i tre pilastri su cui si puntava per rilanciare il nostro territorio sono la logistica, il Terzo Valico e il nuovo ospedale di Alessandria. Due progetti su tre sembrano naufragati, e anche sul Terzo Valico ormai gli annunci non si contano, ma la partenza reale per ora chi l’ha vista? C’è una stagnazione di progetti, un immobilismo che non possono portare a nulla di positivo. Sono iscritto alla Uil da 38 anni, ed è davvero da tanto tempo che non ricordo una situazione così complessa e difficile.

L’alessandrino sta diventando territorio marginale?
Forse lo è già, e non riesce a rilanciarsi. Il problema è che ormai tutti i progetti piemontesi sembrano ruotare attorno a Novara, un po’ per la sua posizione strategica tra Milano e Torino, e certamente anche perché, tra il presidente Cota e l’assessore Giordano, al momento i novaresi in Regione sono assai ben posizionati, diciamocelo.

L’evasione fiscale, ma anche contributiva, in contesti di crisi come il nostro non rischia addirittura di crescere?

Purtroppo sì. E noi chiediamo da tempo che Governo, Finanza, Inail, Inps e quant’altri mettano a punto una strategia più aggressiva da questo punto di vista. Possibile che con tutte le tecnologie oggi disponibili non si riesca ad incrociare una serie di dati, per intervenire in maniera davvero risolutiva sul fenomeno? Naturalmente prevedendo pene adeguate per chi, scientificamente, utilizza l’evasione fiscale come strumento di business.

E sul fronte sicurezza sul posto di lavoro?

Lì dobbiamo stare attenti, i dati ufficiali parlano di diminuzione degli incidenti professionali, ma la nostra sensazione è che stia succedendo qualcosa di diverso. Ossia che tanti piccoli infortuni, su richiesta del datore di lavoro, non vengono neppure più denunciati. E torniamo al tema dei diritti, e della consapevolezza: sa quante piccole aziende fanno sottoscrivere, contestualmente alla lettera di assunzione, anche quella di dimissioni in bianco? E’ una nuova barbarìe a cui occorre opporsi con forza, facendo riscoprire soprattutto ai lavoratori più giovani l’importanza della solidarietà sul posto di lavoro, e delle battaglie collettive.
26/10/2011
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