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Alessandria

I soldi in cassa ci sono. Ma anche i debiti

Mentre il Comune, oggi guidato da Gianfranco Cuttica di Revigliasco, deve procedere alla riunificazione della contabilità dopo il periodo del dissesto, ecco il primo quadro economico come emerge da alcune voci del Bilancio di previsione 2017-2019
ALESSANDRIA – “Quando mi sono insediata in cassa ho trovato solo 19 centesimi”. Le parole di Rita Rossa, per cinque anni a Palazzo Rosso, dove adesso rientra, ma nelle file dell'opposizione, hanno fatto il giro dell'Italia. Il primo cittadino, appena insediato al posto di Piercarlo Fabbio, ha tuonato per settimane, sulle colonne dei giornali locali, come sugli organi di stampa nazionali, contro la gestione finanziaria della giunta di centrodestra. Il Comune in dissesto, le conseguenze sui portafogli dei cittadini, le politiche di riorganizzazione delle partecipate (due quelle fallite, Atm e Amiu), le 'lacrime e sangue' per la comunità locale hanno scandito gli anni successivi all'insediamento. E oggi la giunta di centrodestra di Gianfranco Cuttica di Revigliasco cosa trova in cassa? Il dato economico è ben diverso. Anche se nel frattempo è cambiata la contabilità (passata da quella finanziaria a quella economico-patrimoniale) e quindi la gestione complessiva del Bilancio, alcuni paragoni tecnici sono possibili.

Iniziamo dal risultato finale, quello consegnato alla nuova amministrazione. Alla data delle elezioni del 25 giugno, il conto unico di Tesoreria risulta con un saldo di fatto di 13.736.100,87 euro. Nessun utilizzo di anticipazione, che può arrivare fino a 35.551.646,68 euro in rosso. Il saldo contabile al 30 aprile era di 10.202.727,97 euro e al 31 maggio si era attestato su 5.445.275,93 euro. La documentazione contabile, accessibile sul sito del Comune di Alessandria e comunque non di facile lettura per i non addetti ai lavori, è aggiornata, per quanto riguarda il dato del saldo contabile solo fino a marzo. Di mese in mese sono indicate l'anticipazione concessa e la 'Disponibilità residua di utilizzo anticipazione'. La prima cifra oscilla costantemente da 25.583.735 euro a 35.471.646. La seconda colonna invece contiene numeri differenti e si va dai 15.762.286 euro del 2 gennaio a 1.161.804 del 6 marzo. La prima cifra si riferisce ai tre dodicesimi dei primi tre titoli di entrate accertate dell'ultimo consuntivo approvato e previsto da sempre come limite massimo dal Testo unico degli enti locali (ora pari a circa 27 milioni). Da tre anni una norma specifica eleva il limite a cinque dodicesimi. “In via precauzionale – precisa Antonello Paolo Zaccone, dirigente della Direzione Risorse Umane e Finanziarie - abbiamo richiesto l'elevazione fino a quattro dodicesimi (quindi fino ai 35 milioni). Ogni anno cambia il valore a seconda del consuntivo approvato”.

Rispetto al Bilancio di previsione 2017-2019, l'allegato relativo a mutui e prestiti contiene la sintesi del debito ancora da saldare. Che non sono pochi. La cifra complessiva è di 192.237.690,31 euro, spalmati su diversi istituti: Banca Carige, 19.192.119,25; Banca popolare di Milano, 2.366.334,81; Banca regionale europea, 146.561,51; Cassa depositi e prestiti, 62.808.494,93; IntesaSanpaolo, 10.195.608,98; Istituto per il credito sportivo, 380.000; prestito obbligazionario, 26.445.115,08; UniCredit, 3.227.505,40; Ministero dell'Interno (Dipartimento finanza locale), 46,745.347,81; Cassa depositi e prestiti, 20.730.602,54 (è la cifra ancora da saldare: la risorsa è arrivata dal Fondo anticipazione per pagamento debiti della pubblica amministrazione, istituito con il decreto legge 35 del 2013 e riservato agli enti locali che non possono fare fronte ai pagamenti dei debiti per carenza di risorse: alla Cassa depositi e prestiti possono chiedere anticipazioni di liquidità per procedere ai pagamenti dei debiti certi, liquidi ed esigibili). Le cifre sono ancora complessivamente impegnative per le casse comunali. Anche dalla relazione dei Revisori dei Conti, che hanno espresso parere favorevole sul Bilancio 2017-20199, emergono alcune zone grigie, come quella relativa agli oneri finanziari. “L'ente rispetta pienamente i vincoli di indebitamento” però “prevede di sostenere nel triennio un totale di 14.802.000 euro di interessi passivi che comunque incidono sugli spazi della spesa corrente”.

L'ultimo capitolo della relazione dei Revisori è quello che delinea, sempre sul piano tecnico, il futuro. “L'esercizio 2017 – si legge – rappresenta l'ultimo esercizio del quinquennio del dissesto. L'ente in attesa del completamento delle operazioni di liquidazione ha accantonato rilevanti risorse per fare fronte a future passività per contenzioso e per altri fondi spese e rischi futuri per un importo complessivo superiore a 32 milioni di euro”. Adesso l'amministrazione deve ricondurre, con “una fase non certamente immediata” come precisano gli stessi Revisori, in un'unica contabilità l'intera attività, dopo la chiusura di quella aperta con il dissesto e la successiva gestione dell'Organismo straordinario di liquidazione (Osl). 
29/06/2017
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