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Ovada

Renato Gastaldo e Leo Pola: scatti di Ovada

Ripercorsa alla Loggia la produzione artistica dei due fotografi che in modo diverso seppero cogliere le sfumature della città e l'energia della loro epoca
OVADA - Una città diversa, quasi cullata dal bianco e nero dei loro scatti, e immortalata in momenti di tutti i giorni, con il sorriso di chi per una fotografia tralasciava per un attimo le sue attività quotidiane. E’ questa l’Ovada che Leo Pola e Renato Gastaldo hanno saputo cogliere nelle loro fotografie e che è stata riscoperta nella mostra allestita alla Loggia di San Sebastiano nell’ambito della rassegna “Ovada e il suo fascino nella sua veste invernale” allestita da Ermanno Luzzani e i suoi artisti. “Pola e Gastaldo – ha ricordato lo stesso Luzzani - artisti talentuosi dello scatto che, nell'immortalare la loro città ed il suo quotidiano, ne colsero le sfaccettature con arguzia intellettuale; un'opera di grande interesse ed utilità dalla quale chi espone ha potuto trarre sensibile influenza”. Le immagini fotografiche raccolte in un filmato sono state proiettate nell’occasione dell’inaugurazione della mostra sabato scorso.

Le sue vecchie attrezzature Renato Gastaldo non aveva mai voluto venderle perché coltivava il sogno di regalare alla città un piccolo museo della fotografia. E’ scomparso lo scorso settembre lasciando come testimonianza della sua passione e del suo lavoro lo studio “Photo 35” che aveva contribuito a creare nel 1976. “Il suo punto forte erano i matrimoni – lo ricorda il collega Andrea Gaione - Una volta mi confessò di essere riuscito a “incastrarne”, fra i vari impegni, anche cinque in un giorno solo”. Aveva iniziato a lavorare sulle navi da crociera. “Gastaldo era molto esperto – prosegue Gaione - ma anche umile, soprattutto non geloso dei suoi segreti professionali”. Da poco aveva terminato di fotografare la collezione di quadri del pittore Franco Resecco donata al Comune e non valorizzata.

Una ragazza in lambretta, un gruppo di persone in attesa del bus sulla pensilina che oggi non c’è più. Era considerato il fotografo della gente comune Leo Pola. Spesso lo sfondo delle sue istantanee era piazza Castello. E d’altronde era partita da li la sua passione, diventata poi secondo lavoro per chi nella scalinata poco distante aveva la sua “Trattoria della Pace”. “Di studio non ne ho mai avuto io – ricordava lo stesso Pola in un’intervista - Facevo le tessere ma le facevo fuori. Fuori contro un muro: basta che ci fosse lo sfondo bianco. Ma senza ritocco, senza niente li facevo io, capisce? Quindi venivano naturali, com’erano”. Era lo stesso Pola a posizionarti e a darti un motivo per sorridere. E le sue foto portavano l’energia e l’ottimismo della vita in città nella sua epoca. 

1/01/2017
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