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Opinioni

Pietro Morando: il cittadino illustre

I disegni di guerra del pittore alessandrino esposti nella sala d'arte del Comune di Alessandria. Morando è un artista la cui storia meriterebbe un film

OPINIONI - In uno dei migliori film del 2016 intitolato "Il cittadino illustre" degli argentini Duprat e Cohn, il protagonista vincitore del premio Nobel per la letteratura decide, dopo quarant'anni di assenza durante i quali ha vissuto in Europa diventando ricco e famoso, di tornare in Argentina nel paese dove era nato, un villaggio perso nella Pampa, desolato e immutato anche nelle dinamiche relazionali tra gli abitanti che pure costituiscono il "budget" creativo a cui ha attinto in tutti i suoi romanzi.

La storia ha sviluppi imprevisti e drammatici, che il regista sa raccontare con grandissima efficacia, sviluppi che qui non interessano se non per contrasto e per contiguità occasionale. Se pensiamo infatti, a uno dei nostri cittadini più illustri del secolo scorso, il pittore Pietro Morando, a cui il Comune di Alessandria dedica una importante mostra dei disegni di guerra provenienti dalle collezioni private alessandrine a cura di Rino Tacchella e Alberto Ballerino, il budget creativo gli è derivato in minima parte dalle esperienze vissute fuori dalla sua città, il fronte della guerra 1915-1918, mentre la sua storia si è sviluppata tutta tra le mura della sua città, anzi tra la casa, lo studio e il caffè dove trascorreva gran parte del suo tempo.

La città è stata il suo microcosmo, la cartina al tornasole del suo essere artista, le sue frequentazioni di Angelo Mirabelli prima e di Carlo Carrà dopo sono state il suo ponte con un mondo che aveva saputo interiorizzare e tradurre in immagini di assoluta e inconfondibile autenticità.

Poco importa che negli ultimi anni si sia disperso in mille dimenticabili rivoli la sua vena, Morando resta un artista la cui storia meriterebbe un film.

La mostra dei disegni di guerra lo conferma. Allestita in prossimità del centenario della fine della prima guerra mondiale inizia con un autoritratto giovanile del 1900 e termina con un altro autoritratto del 1920. Vent'anni sono passati e i segni sul volto del fante Morando, che ha fatto del suo taccuino la vera arma contro la guerra, sono visibili. Morando appare nel ritratto degli anni '20 come un uomo forgiato dall'esperienza nefasta della guerra. Quella guerra che ha saputo rappresentare con una presa diretta di tragica e impareggiabile valore dissuasivo. Il Museo della guerra di Rovereto possiede una gran parte di quei disegni, che sono tra le opere più ammirate dell'importante istituzione museale trentina, mentre le prove esposte ad Alessandria appartengono in gran parte alla famiglia Cazzola, gli eredi di quel Giorgio Cazzola che di Morando era l'ultimo discendente, tragicamente scomparso di recente con la moglie a Rimini mentre attraversava le strisce pedonali.

Documenti, fotografie, cartoline completano una mostra che merita di essere visitata soprattutto dalle scuole, in ragione della sua valenza celebrativa della fine del primo conflitto mondiale e della conoscenza di un artista che ha carte in regola per essere tra i nostri "cittadini illustri".

Info
Pietro Morando Disegni di guerra dalle collezioni private alessandrine
Fino al 12 marzo /2017
Sala d'Arte di via Machiavelli 13, Alessandria
Orario: giovedì, sabato e domenica 15.00-19.00
www.cultural.it

17/01/2017
Maria Luisa Caffarelli - redazione@alessandrianews.it
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