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Ovada

Liberazione: il 24 aprile 1945 nell'Ovadese

La ricostruzione della notte in cui i tedeschi furono allontanati dalla nostra città e di come si formarono le condizioni per la nascita della prima Giunta comunale
OVADA - La data del 25 aprile 1945, Festa della Liberazione, di cui in questi giorni si celebra il 70°anniversario, resta impressa, come uno degli eventi più significativi, nella storia di Ovada, non solo per il valore, che avuto in generale per il nostro Paese, ma anche per come la popolazione, ha vissuto la vigiglia di quell’evento. Già dalle prime ore del mattino, del 24 aprile, giunse, da Genova, la notizia, che le cose stavano precipitando, ed il C.L.N. di Ovada alle 11 si riunì per decidere cosa fare. La città iniziò ad animarsi, quasi istintivamente, mentre il comando tedesco, alloggiato alla villa Moggagatta, in piazza XX Settembre, (ora sede della Congregazione delle Suore della Pietà), era completamente all’oscuro di ciò che stava maturando in città, in relazione, appunto, alle notizie giunte dal capoluogo ligure.

Si seppe, successivamente, che i tedeschi, avevano cercato di mettersi in contatto con Genova e con Alessandria, ma non vi erano riusciti perché le linee telefoniche erano state interrotte. Intanto, mentre le organizzazioni partigiane, provvedevano ad attuare il piano a suo tempo prestabilito, il C.L.N., presieduto da Ludovico Ravanetti,  decideva di contattare il comando tedesco, per intimare la resa. Ed infatti nelle prime ore del pomeriggio, un rappresentante del C.L.N. ed il Parroco di Ovada, il compianto don Fiorello Cavanna, si recarono alla villa Moccagatta per conferire con i tedeschi.

Nel frattempo, la cittadinanza, si stava sempre più rendendo conto che le cose stavano precipitando, scese per strada, mantenendosi  però, a debita distanza dal luogo dove avveniva la trattativa fra la delegazione del C.L.N. ed il comando tedesco. Nel frattempo i partigiani, che facevano cerchio alla città, avevano già provveduto a disarmare i contingenti di tedeschi che si trovavano appostati sulla strada per Alessandria e di quella per Genova. Le cronache di allora, riferiscono che le trattative si prolungarono: i tedeschi volevano essere accompagnati fino ad Alessandria, ma di fronte al rifiuto, chiesero una proroga fino alle ore 19.

Intanto la situazione, in città, si presentava tutt’altro che tranquilla. Infatti, da Campo Ligure, venne segnalato, che un treno armato tedesco si preparava a partire per Ovada, in quanto non poteva proseguire per Genova: la  linea era interrotta. 

Il Comando Partigiano dovette, perciò, fare il conto con questa nuova situazione, perché una minima mossa errata. avrebbe potuto coinvolgere nella battaglia lo stesso treno armato. Sono immaginabili le conseguenze che Ovada e la popolazione avrebbe potuto subire. Questo pericolo era avvalorato dalle rappresaglie che il convoglio aveva già messo in atto, nel corso del tragitto già compiuto. Quindi le tregue, richieste dai tedeschi furono determinanti perché, permisero ai partigiani. di avere meglio la situazione sotto controllo, portando a termine uno dei primi obiettivi, che era quello di isolare il comando tedesco dalla stazione ferroviaria, in modo che non potesse avere contatto con il treno armato.

Il pericoloso convoglio passò poi da Ovada, verso mezzanotte, dopo aver subito un Attacco alla località Panicata, a pochi chilometri da Ovada, dove vi furono morti e feriti. Venne poi bloccato, prima di Prasco, a seguito di una interruzione della strada ferrata, e quindi  cercò di ritornare  verso Ovada, senza però riuscire a proseguire oltre il ponte di Molare, dove, anche in questo punto, la strada ferrata, era danneggiata. E così, Ovada, ha passato la notte, con un treno armato a pochi chilometri e con la colonna tedesca, che attraversava la città alla chetichella per fuggire verso Alessandria. Così i tedeschi non hanno atteso l’ultima tregua (l’avevano chiesta fino alle 10 del giorno successivo) dimostrando col la fuga di non accettare la battaglia.

“Sono le 2,45 circa del 25 aprile – si legge sulle cronache di allora - l’ultimo tedesco è scomparso sulla strada, oltre Rocca. Il treno armato, riparata la ferrovia e fatto alcuni ostaggi, prosegue per Acqui. Quinidi, Ovada, inconsapevole, nella notte buia e carica di eventi che si svolsero in quella giornata e quelli che avrebbero potuto svolgersi fra le sue case, si sveglia libera e sorpresa”. Così la battaglia era finita e i partigiani, come uno dei loro primi gesti, tornarono sui monti e ricuperarono i resti dei loro compagni che riportarono a valle. Alla Benedicta, ad Olbicella, Piancastagna, Bandita, sul Colle del Turchino.

L’appennino ligure-piemontese, era costellato di croci, per indicare il sacrificio compiuto dal popolo italiano per liberarsi dai nazi-fascisti. Intanto venne formata la giunta comunale di Ovada, che comprendeva gli stessi membri del C.L.N. Sindaco Vincenzo Ravera del PCI, Vice Sindaco Renato Palma del Partito d’Azione, Ludovico Ravanetti del PSI e Piero Massa del Partito Democratico Cristiano. Vennero poi delle sostituzioni per disposizione del CLN Provinciale di Alessandria.  

                  

23/04/2015
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