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Ovada

Azzardo: la città fa i conti con dolenti storie di abuso

I danni legati alla dipendenza dal gioco attraverso le parole di chi ha intrapreso un cammino di riabilitazione attraverso il progetto promosso dal Consorzio Servizi Sociali
 OVADA - “Ciao a tutti, ho 49 anni. Sono un giocatore da otto”. E., ovadese, il racconto della sua odissea nel gioco d’azzardo l’ha affidato alla psicologa e alle educatrici che nel 2016 hanno avviato il gruppo di mutuo aiuto nell’ambito del progetto “Zero Slot” del Consorzio Servizi Sociali. “Mi sono separato da circa un anno per colpa del gioco, ho due figli. Mia moglie ha fatto carte false per aiutarmi fino al punto che le ho rovinato la vita. Ho rovinato anche la mia, tanto che ora vivo con i miei genitori perché non posso permettermi di pagare un affitto anche se lavoro da trent’anni. Fino a poco tempo fa non avevano nemmeno i soldi per comprare un gelato ai miei bimbi”. Ora da qualche mese non sto giocando perché non vado più nei bar dove ci sono le macchinette non posso più permettermi di buttare via nemmeno un euro”.  Lo spaccato dell’emergenza legata al gioco nel nostro territorio è emerso nell’incontro promosso l’altra sera presso la Casa di Carità da Comune, Consorzio Servizi Sociali e Consiglio Pastoriale Parrocchiale. “Il gruppo – ha spiegato la psicologa Sabrina Dattilo che è la coordinatrice – inizia ad avere numeri significativi e ed è uno strumento utile. Siamo partiti da colloqui con soggetti potenzialmente a rischio. Quello che stiamo affrontando è un problema reale”.

“Ho buttato trent’anni di risparmi iniziando a lavorare alle video lottery – la testimonianza dolente di G. – Nei primi mesi riuscivo a controllarmi e a fermarmi anche quando perdevo, poi è scattato un meccanismo che anche se perdevo continuavo a giocare perdendo quel che avevo vinto in precedenza. Il denaro non era più il fine, ma era diventato uno strumento. E’ passato un anno da quando ho intrapreso questo cammino (il gruppo promosso dal Consorzio ndr), ora penso di essere non ubriaco ma nemmeno sobrio. Il gioco non è una malattia che puoi curare definitivamente con un antibiotico, è una dipendenza che può ripresentarsi anche perché oggi le slot sono dappertutto”.  "Manca una copertura nazionale - ha spiegato l'avvocato Serena Dentico che ha difeso il Comune di Ovada dai ricorsi promossi da Toys Italia e Yes Play - ma l'attuale legge regionale permette ai sindaci di emettere ordinanze. Nelle necessità di contemperare le esigenze l'intendimento del Tar del Piemonte ha privilegiato il diritto alla salute dei cittadini. Il paradosso è che altre regioni hanno emesso sentenze diametralmente opposte".   

21/04/2018
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