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Ovada

Acqui – Genova: a rischio il potenziamento del servizio previsto per il 2019

Due mesi fa era stata promessa una coppia di treni in più che, secondo quanto affermato nell’ultimo vertice, è tornata in discussione, mentre restano ancora da chiarire le modalità operative legate all’abbattimento del ponte Morandi

OVADA - La retromarcia, per il momento, non è ancora stata ufficialmente comunicata anche se, in un clima di incertezza dovuto anche alla possibile chiusura della tratta per l'abbattimento del Ponte Morandi, i pendolari della Acqui-Ovada-Genova sono tornati a protestare. Il motivo principale riguarda la promesse fatta qualche mese fa dalla Regione Liguria, a cui fa capo la tratta, che prevede l'aggiunta di una coppia di treni alle 13 già in circolazione a partire dal 2019. L’ipotesi era emersa lo scorso ottobre, al tavolo voluto dalla Provincia a Palazzo Ghilini ad Alessandria, tra l’assessore ligure ai Trasporti, Gianni Berrino, e l’omologo piemontese, Francesco Balocco.

Peccato che, nell’ultimo tavolo tecnico genovese a cui hanno partecipato i rappresentanti del comitato Difesa trasporti Valli Stura e Orba, il 16 novembre, i tecnici della Regione abbiano fatto marcia indietro rispetto a quanto avrebbe messo sul tavolo l’assessore con la Provincia meno di un mese prima. «Prima di tutto, non ci è stato assicurato che la linea non chiuderà, tutto dipenderà da come i lavori di demolizione del Morandi saranno impostati e calendarizzati. Quanto ai due treni in più promessi da Berrino, la Regione ha spiegato che per ora si tratta solo di un’ipotesi di cui si sta studiando la fattibilità, devono essere ancora individuate le risorse – riepiloga Manuela Delorenzi, portavoce del comitato -. Bene, sappiano che non ci stiamo e che siamo pronti a battagliare. Vogliamo la nuova coppia di treni, questo è il nostro nuovo obiettivo e faremo il possibile per raggiungerlo, per migliorare un servizio fondamentale per noi tutti, sia in settimana che al sabato. La scusa che mancano i soldi, con l’approvazione del Decreto Genova, non sta più in piedi. Il denaro c’è. Non accetteremo di stare a guardare anche stavolta mentre compaiono corse extra sulle linee di Ponente e Levante, magari in orari in cui non le usa nessuno». E si tornerà alla carica anche sulla frana di Mele, strozzatura all’altezza della piccola stazione che ormai da vent’anni limita le potenzialità della linea. 

12/12/2018
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