Versione stampabile   Invia articolo a un amico   Scrivi alla redazione
Alessandria

Spazi ai privati per valorizzarli: perché no?

Se da un lato è appurato che mancano i soldi per investire, dall’altro l’Amministrazione fino a oggi si è dimostrata sostanzialmente incapace di mettere in campo idee per valorizzare quanto la città ha da offrire e per farlo a costo zero. Altre realtà però lo hanno fatto stringendo un accordo con il territorio e attivando circoli virtuosi
ALESSANDRIA - Le recenti denunce sullo stato di abbandono dei giardini pubblici di fronte alla stazione non sono altro che l’ennesimo segnale di allarme rivolto a un’Amministrazione che oltre ai soldi per intervenire sta dimostrando di non avere idee. Il degrado in alcune aree della città si fa sempre più preoccupante, portando con sé situazioni pericolose per gli abitanti e togliendo loro spazi pubblici. In città c’è chi prova a invertire la rotta, impegnandosi in prima persona per mantenere puliti e in ordine beni comuni (è il caso, per esempio, delle iniziative promosse dal gruppo Rilanciamo Alessandria) ma senza una sponda istituzionale gli interventi realizzabili restano marginali, senza contare che non si può chiedere solamente al volontariato o al privato sociale di occuparsi della città. 

Ci aveva provato l’assessore Gianni Ivaldi, segnando un percorso virtuoso che, dopo la sua cacciata, è rimasto inesplorato: assegnare a privati (e al privato sociale), dopo un regolare bando, spazi pubblici da valorizzare e restituire ai cittadini, garantendo quella manutenzione e animazione capace naturalmente di tenere lontani i malintenzionati e consentire a famiglie, persone anziane e bambini di godersi la città in sicurezza. Il modello in altre realtà d’Italia è già stato impiegato con ottimi risultati: l’exFadda a Bari, per fare un esempio, un piano di sviluppo locale con un grande spazio gestito da più realtà associate insieme e partito dalla costruzione di un asilo nido e un caffè, poi ampliatosi a dismisura grazie a un progetto di autocostruzione partecipata, ma anche lo SpazioGrisù a Ferrara, dove un’ex caserma abbandonata in città è diventata una Factory della Cultura e della Creatività, con spazi offerti gratuitamente a singole imprese in cambio di lavori di risistemazione dei locali assegnati e il pagamento delle sole utenze, o, ancora, la Guarimba (“posto sicuro” in venezuelano) ad Amantea, in provincia di Cosenza, un piccolo paese che è stato capace di organizzare un Film Festival internazionale per restaurare un cinema in disuso e avviare una rigenerazione sostenibile degli spazi, grazie anche al lavoro di sponda con i social network. Potremmo continuare raccontando dello Spazio “Senza Filtro” di Bologna, emblema di uno stile di lavoro basato su vere e proprie “bonifiche culturali” temporanee, capaci di valorizzare beni abbandonati organizzandovi attività sociali e produzioni culturali, o con il Giardino Carnevali a Milano, preso in carico dalla Zuppa Urban Project per dar vita a una vera e propria rigenerazione urbana fatta di eventi e iniziative capaci di coinvolgere gli abitanti del quartiere.

Perché ad Alessandria tutto questo non è possibile? Perché non si sono già promulgati bandi per selezionare realtà in città interessate ad avere in concessione gratuita spazi urbani presentando progetti per la loro valorizzazione? Nei rari casi in cui sono state organizzate iniziative in questa direzione la città ha risposto molto positivamente: è stato il caso del Bic - “Battiti in città” - organizzato presso i giardini Pittaluga nel 2012, capace di portare pubblico e animazione al parco, che, se abbandonato, diviene invece teatro di ben altre iniziative. Perché non pensare in questo specifico contesto a una concessione che ne garantisca un'animazione continua? 

I passaggi da seguire non ci paiono così complessi o inarrivabili: si individuano spazi che hanno bisogno di essere animati e recuperati, si stila un bando con i requisiti che realtà private o associative devono soddisfare per poterlo avere in concessione per un arco ragionevolmente lungo di tempo (tanto da giustificare eventuali investimenti per abbellirlo), si stila una classifica dei progetti presentati e lo si assegna. Chi vince (favorendo i progetti capaci di fare rete sul territorio e di costruire tessuti sociali e iniziative culturali, non solamente commerciali) ottiene uno spazio da gestire in forma gratuita, senza doversi preoccupare di pagare un affitto e avendo garantiti sgravi da parte del Comune e altre forme di agevolazioni. Da parte sua la realtà vincitrice deve svolgere attività di animazione sul territorio, recuperare gli spazi, provvedere alla loro semplice manutenzione evitando che il degrado aumenti e si creino situazioni di pericolo. Ma si potrebbe pensare anche al percorso inverso, con un ufficio destinato a raccogliere progetti e idee di realtà cittadine che chiedono in concessione spazi pubblici stilando un accordo preciso su come andrebbero utilizzati, con l’obiettivo di restituirli alla città.

I costi sarebbero quasi inesistenti e i benefici evidenti. Torniamo quindi a domandare: perché altrove sì e ad Alessandria no?
7/04/2014
Giulia Gastaldo - Marco Madonia - marco.madonia@alessandrianews.it
Versione stampabile   Invia articolo a un amico   Scrivi alla redazione


 
blog comments powered by Disqus



Taryn Donath Quartet apre la stagione del Macall? di Castelceriolo
Taryn Donath Quartet apre la stagione del Macall? di Castelceriolo
Gig Economy: la ricaduta dell'economia del lavoretto sugli alessandrini
Gig Economy: la ricaduta dell'economia del lavoretto sugli alessandrini
Gig Economy: il metodo d'indagine sulla provincia di Alessandria
Gig Economy: il metodo d'indagine sulla provincia di Alessandria
Antonio Albanese il prossimo 13 dicembre 2018 al Palatenda Alegas con "Personaggi"
Antonio Albanese il prossimo 13 dicembre 2018 al Palatenda Alegas con "Personaggi"
DIRTY DANCING FA SOGNARE LA PROVINCIA!! SOGNA INSIEME A NOI SABATO 8 DICEMBRE AD ALESSANDRIA
DIRTY DANCING FA SOGNARE LA PROVINCIA!! SOGNA INSIEME A NOI SABATO 8 DICEMBRE AD ALESSANDRIA
 Dirty Dancing- il musical, nella sua edizione speciale per i 30 anni dall'uscita del film
Dirty Dancing- il musical, nella sua edizione speciale per i 30 anni dall'uscita del film