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Racconti dalla Cittadella

Il 50% degli alessandrini non conosce la Cittadella?

Inauguriamo oggi una nuova rubrica, in collaborazione con la sezione alessandrina del Fai, per raccontare il rapporto fra la fortezza e la città. Questo lunedì incontriamo la presidente, Ileana Spriano, e la curatrice della raccolta, Enrica Balza: lo sapevate che in Cittadella si producevano 10 mila gallette al giorno?
ALESSANDRIA - Fino a qualche anno fa l’80% degli abitanti non era mai stato in Cittadella. Oggi siamo comunque, secondo le stime del Fai, a un buon 50% della popolazione. La fortezza, al momento chiusa per i lavori di ultimazione del ponte Meier, nel 2012 ha vinto il premio del Fondo Ambiente Italiano come “luogo del Cuore”, ma resta perlopiù sconosciuta a una grande fetta degli abitanti della città, se si escludono forse il corpo centrale e la piazza d’armi.

AlessandriaNews.it decide di mantenere alta l’attenzione sulle sorti della fortezza, e sui suoi possibili impieghi futuri, partendo dal passato, cioè dalla raccolta delle storie di chi in Cittadella ha vissuto e lavorato, da militare o da civile, imparando ad amarla.

“L’idea di svolgere questa ricerca - racconta Enrica Balza, guida del Fai alla fortezza e ‘mamma’ del progetto di raccolta delle testimonianze - è nata durante le giornate Fai di primavera del 2014, quando, durante la visita alla Cittadella, il nostro amico Camillo ci ha raccontato la storia della sua famiglia, risalente al 1764 e strettamente condizionata proprio dalle esigenze di costruzione della fortezza. Tutti noi collaboratori ci siamo resi conto che la Cittadella non è fatta solo di mattoni, ma di migliaia di persone, militari e civili, di ragazzi che sono diventati uomini troppo in fretta perché consapevoli di essere in guerra o di sentirla avvicinare. Anni di vita che non devono essere dimenticati o sottovalutati perché fanno parte della vita dei popoli, cioè dei veri protagonisti della storia.
Abbiamo intervistato i testimoni, a partire dalla Prima Guerra Mondiale fino alla chiusura del 2007. Molti dei protagonisti dei racconti sono entrati in Cittadella dopo circa 70 anni e con noi hanno visitato spazi e luoghi ai loro tempi proibiti: sono emersi così tanti ricordi piacevoli, tristi, divertenti, all’apparenza banali, ma che sono ancora l’emblema della quotidianità, delle norme, della disciplina, dei sacrifici e della convivenza che lì hanno reso forma”.

Le testimonianze che vi racconteremo nelle prossime settimane, di cui Enrica Balza fa un accenno in questo primo video, raccontano della vita nella fortezza, per esempio legata alla produzione di circa 10 mila gallette al giorno (la storia ricostruita dagli stessi lavoratori sarà ospitata in una delle prossime puntate con dovizia di particolari), destinate ad essere spedite in Russia, Grecia, Nord Africa.

E’ stata una ricerca difficile - racconta Balza - ma siamo stati ricompensati dai sorrisi, dalla gioia e dalla luce che brillava negli occhi dei nostri “maestri”, dalla nostalgia dei nonni e padri che continuano a vivere in ciò che ci hanno tramandato e da cui anche noi stiamo ricevendo importanti insegnamenti. Diffondere le testimonianze raccolte è il modo migliore per conservarne la memoria, come un racconto che dai nonni si tramanda fino ai nipoti”.



Ileana Spriano - presidente del Fai alessandrino
- ricostruisce con orgoglio il ruolo che la sezione locale ha svolto nella scoperta della fortezza: “la Cittadella, in quanto militare, non era riportata in nessuna guida turistica e non era, e in buona parte ancora non è, nota agli alessandrini. Il lavoro svolto in questi anni, anche grazie ai tanti volontari che ogni giorno dimostrano amore per questa grande opera, ha portato, fra le altre iniziative, alla raccolta delle firme quando partecipammo al 7° censimento “Luoghi del Cuore” del Fai, conclusasi con una grande mobilitazione di tutta la città, fino a portare la Cittadella alla ribalta nazionale e internazionale e a classificarsi prima in quella speciale graduatoria dei posti più amati dagli italiani”.

“Oggi però - sottolinea Spriano, con grande preoccupazione - il nostro ‘dinosauro ritrovato’ sta soccombendo, dopo aver resistito per secoli. Il primo nemico della fortezza, tanto subdolo quanto invasivo, si chiama ailanto, questa pianta dalle proprietà quasi aliene che, giunta dalla Cina Orientale, in pochi decenni rischia di soppiantare la flora debole e vecchia dell’Europa. Molti di noi probabilmente ce l’hanno già in giardino senza neppure saperlo! Con i malerbologi dell’Università di Agraria di Torino stiamo cercando di arginare i danni che questa pianta continua a recare alla Cittadella, ma anche a tutti i luoghi di interesse storico e architettonico un po’ abbandonati dei quali la pianta prende possesso”.



Dai prossimi giorni, in esclusiva su AlessandriaNews.it, racconteremo pertanto, grazie ai tanti materiali raccolti dal Fai in anni di ricerche, la storia della Cittadella così come nessuno finora l’ha raccontata, dando voce e spazio ai protagonisti che lì hanno vissuto, con testi, fotografie storiche e video interviste originali. E’ il nostro modo per mantenere alta l’attenzione per una fortezza che è un grande patrimonio italiano e di tutti gli alessandrini, da valorizzare e da salvare. Una veglia d'amore nella speranza che la struttura si possa risvegliare a settembre sotto la luce di qualche novità importante (che arrivi magari da Roma...), capace di ridare prospettiva e vita a una struttura che merita grandi investimenti e che attende solamente di essere posta al centro di progetti importanti e di grande respiro, come merita. 
10/08/2015
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