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Cinema

Il viaggio di Yao

Road e buddy movie insieme, “Il viaggio di Yao” è un racconto divertente, emozionante, lirico, dalla struttura narrativa semplice ma efficace, che riesce a veicolare con immediatezza allo spettatore temi come il senso di appartenza a un luogo, l’amicizia fra generazioni diverse, la conoscenza della storia - personale e collettiva - che sta alle nostre spalle, la riscoperta delle radici, la genitorialità
CINEMA - Philippe Godeau, produttore, sceneggiatore e regista francese, già autore di Le Dernier pour la route (film candidato, nel 2009, a cinque premi César) e 11.6 (2013), ritorna sul grande schermo con il suo terzo lungometraggio, Il viaggio di Yao, romanzo d’avventura e formazione alla riscoperta dell’importanza del passato, della memoria, delle radici.

“Vorrei che 'Il viaggio di Yao' consentisse agli spettatori d’interrogarsi sul concetto di diversità - spiega il regista - L’idea di questo film mi è venuta molto tempo fa. Al di là della bellezza estetica ed esotica del Senegal, sono soprattutto i principi intrinsechi alla sua cultura che mi toccano e che volevo che emergessero nel film: il senso della famiglia, della condivisione, dell’accoglienza, della fede che si percepisce in modo molto forte quando ci si trova nel paese”.

La storia è, infatti, quella di Seydou Tall (il poliedrico attore francese di origini senegalesi Omar Sy, strepitoso interprete nel 2011 con François Cluzet di Quasi amici, per la regia di Olivier Nakache e Éric Toledano), famoso attore senegalese residente da molti anni in Francia, invitato a presentare il suo libro autobiografico a Dakar: una terra d’infanzia nella quale approda per la prima volta, nel corso di un viaggio che si configura dai suoi esordi come recupero delle lontane origini familiari, del senso remoto del proprio essere nel mondo.

È qui che Seydou incontra, in definitiva, il Fato (“Il destino è Dio che passeggia in incognito”, gli dice un vecchio saggio africano, in una notte stellata), con le sembianze di un ragazzino tredicenne, Yao (nell’interpretazione del giovane e già superlativo Lionel Basse), suo accanito fan, che ha percorso ben 387 chilometri, da un piccolo villaggio a nord della capitale, per incontrarlo e ottenere un autografo.

Profondamente colpito dall’intraprendenza e dalla motivazione di Yao, il suo idolo deciderà, allora, di accompagnarlo nel lungo viaggio di ritorno verso casa: un cammino a ritroso, non solo attraverso la geografia degli spazi e dei luoghi, ma anche tra le variegate maglie del tempo, capace di imprimersi in maniera indelebile nell’animo di Seydou, che ha smarrito memorie e passato.

Road e buddy movie insieme, Il viaggio di Yao è un racconto divertente, emozionante, lirico, dalla struttura narrativa semplice ma efficace, che riesce a veicolare con immediatezza allo spettatore temi come il senso di appartenza a un luogo, l’amicizia fra generazioni diverse, la conoscenza della storia - personale e collettiva - che sta alle nostre spalle, la riscoperta delle radici, la genitorialità.

Il film è stato dedicato, non a caso, a Jacques Godeau e a Demba Sy, i padri, rispettivamente, del regista e dell’interprete principale. “In questo racconto - sottolinea Omar Sy - c'è una parte di noi, per questo è un progetto che sta particolarmente a cuore ad entrambi. Il tema della paternità percorre tutto 'Il viaggio di Yao'. Tra le righe, sono presenti riferimenti al tipo di padri che siamo, sia lui che io, e ai padri che ciascuno dei due ha avuto. Di solito sono i personaggi che interpreto io che scuotono la narrazione. In questo film, invece, il motore è Yao. Lionel Basse ha la luce negli occhi: è brillante, molto intelligente e ha capito davvero in fretta quello che volevamo raccontare. È stato un piacere per me vederlo recitare”.

Interessante, a questo proposito, anche il curioso travaso dalla finzione scenica alla realtà che viene messo in atto dal film per quanto riguarda il personaggio interpretato da Omar Sy: l’attore si trova, così, a istituire una vicinanza tra il proprio vissuto autobiografico e quello dell’uomo di cui veste i panni, in un incessante rimescolamento arte-vita.

“Da quando ha riscosso un immenso successo con 'Quasi amici', Sy è diventato una delle personalità predilette dai francesi - racconta Godeau - Padre di cinque figli, si è trasferito a Los Angeles per proteggere la sua famiglia a seguito della considerevole notorietà. Dopo un tale plebiscito, qualunque individuo avrebbe rischiato di perdersi. Lui invece è rimasto se stesso e continua a perseguire la sua carriera in Francia e all'estero. Per quanto mi riguarda, ho intuito che Omar avesse bisogno di confrontarsi di nuovo con le sue radici e che sarebbe stato positivo che lo facesse davanti a una macchina da presa. È interessante mescolare arte e vita, anche se non si realizza un film per fare un percorso psicanalitico! Seydou sa che deve compiere questo viaggio e mi piace l’idea che si serva di Yao per riuscirci: è un bambino che lo riporta costantemente verso gli aspetti fondamentali della vita”.
Il viaggio di Yao (Yao)
Genere: Commedia
Anno: 2018
Regia: Philippe Godeau
Interpreti: Omar Sy, Lionel Louis Basse, Gwendolyn Gourvenec, Fatoumata Diawara, Germaine Acogny, Abdoulaye Diop
Sceneggiatura: Agnès de Sacy, Philippe Godeau, Kossi Efoui
Fotografia: Jean-Marc Fabre
Montaggio: Hervé de Luze
Paese: Francia
Durata: 103 min.
Distribuzione: Cinema Distribuzione
20/04/2019
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