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Cronaca

Condannato per tentata violenza nei confronti della figlia

Doveva rispondere di pesanti accuse per molestie e tentata violenza nei confronti della figlia minorenne, in parte ridimensionate in fase di processo. E' stato condannato a quattro anni e due mesi di carcere
CRONACA – Lei disse di “no” e lo ripeté con forza: “basta, ti ho detto di no”, liberandosi dalla stretta del padre. Lui mollò la presa e la accompagnò alla porta di casa, consegnandole anche una busta contenente dei soldi, messi da parte per quella figlia allontanata anni fa, tornata a trovarlo. Da violenza sessuale il reato è così passato a quello di tentata violenza e lesioni e la condanna è scesa da una richiesta del pubblico ministero di 13 anni complessivi anni ad una inflitta di 4 anni e due mesi.
E' terminato l'altro giorno, davanti al tribunale di Alessandria, il processo nei confronti di un uomo di 58 anni, arrestato nel tortonese nel marzo del 2016 per molestie e violenza nei confronti della figlia, all'epoca dei fatti minorenne.
L'uomo era rimasto vedovo, con la figlia piccola da crescere. Per qualche anno continuò da solo ad occuparsi della bambina, fino a quando lei non venne però affidata ad altri. Cresciuta, la ragazza espresse tuttavia la volontà di riavvicinarsi al padre. Si recava a trovarlo periodicamente fino a quando nel febbraio del 2016 lui, secondo l'accusa, non tentò di abusarne. La giovane, uscita l'ultima volta da quella casa, prese il coraggio di denunciarlo ai carabinieri. Dall'inchiesta emersero poi anche altri episodi di molestie, quando era ancora bambina, tra i 7 e i 9 anni e lui si coricava accanto a lei, accarezzandola nelle parti intime. Molestie forse rimosse nei ricordi di bambina, per una sorta di meccanismo di autodifesa che porta a dimenticare ciò che fa male,  ma tornate a galla con dolore e prepotenza nella mente di ragazza, quando il padre si fece troppo insistente e violento.
Dopo l'arresto furono eseguite due perizie psichiatiche di parte: secondo quella della difesa, assunta dall'avvocato Silvio Bolloli, l'uomo presentava una personalità schizoide. Secondo il perito dell'accusa, invece, l'uomo era nel pieno delle sue facoltà, anche se con un sistema di “valori” alterato. L'uomo sembra infatti considerasse “tollerabili” i rapporti tra consanguinei.
Due erano i capi di imputazione contestati: il primo relativo alle molestie inflitte in passato, quando padre e figlia vivevano ancora sotto lo stesso tetto. Per questo capo il pubblico ministero ha chiesto la condanna a 6 anni di reclusione. E' stato però assolto per insufficienza di prove.
La seconda accusa riguardava invece l'episodio del 2016 di lesioni e violenza. Sette anni di reclusione aveva chiesto il pubblico ministero (che avrebbe portato la pena complessiva a 13 anni di carcere); quattro anni e 2 mesi è stata la pena inflitta dal giudice.
12/10/2018
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