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Alessandria

Borasio: "occorre con urgenza passare al porta a porta spinto". Il futuro di Aral appeso a un filo

Il piano per salvare Aral prevede che Amag Ambiente affitti il ramo d'azienda e la società di raccolta rifiuti vada verso il concordato preventivo, ma non è per nulla scontato che il Tribunale lo accetti. A rischio 10-12 aziende dell'alessandrino. Intanto il problema dei conferimenti cresce e per il futuro serve un piccolo miracolo.
ALESSANDRIA - La situazione di Aral e del comparto rifiuti del nostro territorio è stata sottolineata in tutta la sua drammaticità durante la commissione consiliare a Palazzo Rosso, urgentemente richiesta dalle minoranze per ottenere informazioni su quanto sta accadendo in questi giorni. L'assessore Borasio nell'illustrare la situazione si è scusato per non aver partecipato per mesi alla riunioni della commissione, spiegando che si è vissiti in una condizione di continua emergenza. 

In effetti il quadro che si va delineando presenta, ad oggi, molte più ombre che luci. Aral, la società che si occupa di smaltimento rifiuti per il bacino alessandrino, è destinata a portare i libri in tribunale, dopo il tracollo legato alla precedente gestione: l'anno scorso il bilancio si è ridotto di 7 milioni di euro, e la società ha funzionato non rispettando la legge per le aziende "in house", essendo fortemente sbilanciata nell'offrire servizi di conferimento a partners esterni rispetto ai suoi soci. Il provvedimento della Provincia per bloccare lo stoccaggio dei rifiuti nella discarica di Quargnento - Solero, che ha ormai superato i limiti massimi, apre una crisi che è però figlia di una gestione del passato disastrosa. Senza contare che la Provincia ha lanciato un ultimatum per il completamento della nuova vasca per la raccolta dei rifiuti e se l'azienda non dovesse rispettarlo ci potrebbero essere ulteriori risvolti penali. 

Ora i rifiuti sono conferiti temporaneamente nelle discariche Srt di Novi e Tortona, ma è una situazione che non potrà evidentemente proseguire in maniera strutturale. 

Il Piano proposto dal Comune
Alessandria è nettamente il socio di maggioranza del consorzio, e in questi giorni sta lavorando a un piano che possa salvare Aral dal fallimento, anche per evitare che vengano trascinate nel baratro le 10-12 aziende del territorio che vantano crediti importanti con Aral e che rischierebbero di fallire a loro volta.

La "soluzione", che però non piace neppure alla stessa maggioranza, come fatto notare dalla Lega durante la commissione, è quella di rivolgersi ai privati, sperando di trovare un socio di minoranza che possa mettere fondi per ripianare i debiti e capacità organizzative per efficientare l'intera filiera. Nel frattempo si guarda ad Amag Ambiente che potrebbe affittare il ramo d'azienda e gli impianti di Aral, girandole un corrispettivo economico per l'affitto che le consentirebbe di cercare un concordato con i creditori, provando a pagare i propri debiti magari al 50% di quanto dovuto. Una soluzione che potrebbe però non essere concessa dal Tribunale, senza contare i rischi per Amag Ambiente, società più sana che dovrebbe giustificare questo affitto, difficile da concepire sul piano dell'utilità economica per il gruppo. Inoltre resterebbe comunque da capire che pagherebbe i costi di gestione "post mortem" della discarica esaurita, la cui responsabilità resta in capo al gestore anche per i 30 anni successivi alla chiusura, con gli obblighi di curarne la stabilizzazione e con interventi manutentivi da svariati milioni di euro. 

Il ritorno del porta al porta spinto
La soluzione, anche qualora venga accolta dal Tribunale, prevede per il futuro un efficientamento importante del sistema della raccolta, con investimenti ingenti per rendere l'intera filiera raccolta-smaltimento in grado di generale un utile appetibile per un partner privato o quantomeno mantenersi in equilibrio. Per farlo, l'unica via indicata dal Comune di Alessandria è quella di un ritorno urgente a poderoso alla raccolta "porta da porta", capace di portare la raccolta differenziata in città del 42% circa attuale al 65-70%. Uno sforzo grandissimo, per il quale servirebbero investimenti economici importanti, che oggi non è scontato si trovino. Su questo la minoranza ha sottolineato in commissione la miopia delle scelte adottate nel tempo da chi ha scelto di smantellare il sistema di porta porta già avviato in passato e che, se mantenuto, consentirebbe oggi di poter contare su dati già più favorevoli.
Invece occorrerà ripartire praticamente da zero, e per ora nessuno pare aver chiaro in concreto con quali tempistiche e capacità d'investimento. 
17/05/2018
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