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Politica

Aral verso la ricapitalizzazione. “Senza il fardello dei debiti, sarebbe un'eccellenza”

E' l'amministratore unico Alessandro Giacchetti a fare il punto sulla azienda di smaltimento rifiuti Aral. “Al 31 ottobre i debiti (meno i crediti) ammontano a 11, 6 milioni di euro. Sarebbe un disastro economico se l'azienda non sopravvive”. Borasio: “nessun fallimento. Si immettono nuove risorse, ricapitalizzando. E poi in un paio di mesi piano industriale per guardare al futuro”
 POLITICA - A mettere in ginocchio l'Aral, l'azienda che si occupa dello smaltimento rifiuti, è il “fardello di debiti che si porta avanti nel tempo”. Questa è una certezza ed è stata confermata in commissione consiliare dall'amministratore unico nominato questa estate, il commissario prefettizio Alessandro Giacchetti (arrivato dopo l'esplosione dell'inchiesta di Brescia). Al 31 ottobre la massa debitoria si attesta sugli 11 milioni 600 mila euro, “tutto compreso, ovvero debiti meno crediti”. La parte più cospicua del debito è verso fornitori, per quasi 13 milioni. Mentre verso banche, Comuni e Cassa Depositi e Prestiti 5,6 milioni di euro, cui vanno aggiunti i 3,8 milioni di debito con i comuni di Solero e Quargnento (quelli che hanno fatto ricorso al Tar e per i quali l'assessore Borasio prevede tra marzo e aprile prossimi una possibilità di piano di rientro) e 1 milione verso Barclays.
Si tratta di pesi che si portano avanti nel tempo, come le spese per gli impianti, “troppo costosi e che non sono risultati fruttuosi” e come alcuni investimenti, ad esempio sulla discarica, dove dei 10 milioni di costo, 5 sono di finanziamento e il resto è stato autofinanziato dall'azienda. Debiti che “trattengono” Aral, “che è un'azienda importante a livello nazionale e che se non avesse questi debiti, potrebbe essere un'eccellenza nel settore della filiera rifiuti” ha detto a chiare lettere Giacchetti.

Che ha riscontrato come “mancanza” una programmazione ad ampio respiro, che guardasse avanti. Che è quello che bisognerà fare ora se si vuole salvare la barca. Questo è quello che è emerso anche da un vero e proprio appello dell'assessore all'ambiente Paolo Borasio che ha chiesto “il contributo di tutti per ragionare insieme del futuro di Aral”. Ricordando come prima di fare ragionamenti troppo meticolosi, di fare domande o polemiche su possibili future nuove discariche o su dove si faranno, “sia necessario pensare a salvare l'azienda, altrimenti ogni altro ragionamento fatto in anticipo sarà inutile”. Ma qui lo scontro è stato con il vice presidente del Consiglio Enrico Mazzoni, dai banchi della minoranza: “siamo già in ritardo. E' vero, ma i due percorsi/ragionamenti possono correre su strade parallele. Noi possiamo anche salvare l'azienda, ma quando poi a metà 2019 ci si ritrova con la discarica di Solero satura e in emergenza rifiuti, che si fa? Cosa si è salvata a fare Aral se poi saremo obbligati a portarli fuori i rifiuti? Bisogna iniziare a pensare a cosa si vuole fare (nuova discarica?) e dove. E non nego che ritengo un crimine ambientale anche solo pensare a Castelceriolo ha concluso l'esponente del Pd.

Il fatto che i conferimenti non potranno protrarsi alla discarica di Solero (con le due nuove vasche in programma per il 2018) oltre la primavera 2019 è confermato anche dall'amministratore unico. Che ribalta alla sfera politica la decisione di una “nuova discarica” come soluzione, “visti i risvolti sociali e il coinvolgimento della collettività del territorio”. Ma l'intendimento dell'amministrazione sembra essere quello di partire da altri punti: “intanto il bilancio 2017 chiude in negativo per 1 milione 200 mila euro. Partiamo da qui per far si che nel 2018 non si sia sotto” ha introdotto l'assessore Borasio. Poi è arrivata la conferma: “nessun fallimento o concordato preventivo che ha già messo in allarme i fornitori. Vogliamo ricapitalizzare e questo sarà esaminato nella assemblea dei soci di febbraio del nuovo anno: immette nuove e fresche risorse nell'azienda”.

Quindi una parte del 2018 dovrà servire a rimettere in piedi Aral che non rispetta la normativa di gestione “in house” dei rifiuti, ovvero “i conferimenti che arrivano dai comuni dell'alessandrino che dovrebbero essere all'80% non sono sufficienti a mantenere gli equilibri di bilancio”. Insomma non bastano a far sopravvivere Aral (oltre al mancato rispetto delle indicazioni di legge). La conseguenza è andare in gara con il servizio. E qui si apre l'altro ventaglio di ipotesi e soluzioni: “andare in gara con il servizio e contestualmente cedere una parte delle quote dell'azienda a privati, che sarebbero gli unici pronti a fare investimenti importanti su un'azienda con debiti e che all'orizzonte ha una spesa per una nuova discarica di 10 milioni, oppure è emersa anche l'idea di una fusione tra Aral, Srt (di Novi Ligure) e Cosmo Spa (di Casale Monferrato)”. Ipotesi meno probabile, forse. Tutte domande e questioni che troveranno una risposta solo nel piano industriale. Che arriverà quando? Tra un paio di mesi al massimo, secondo Borasio. E il tutto rendendo possibilmente prima della gara, “appetibile” Aral.
Qualche idea arriva dal Movimento 5 Stelle che parla di “consigli” che si possono dare in base alla propria visione politica: “intanto a costo zero promuovere una campagna sui cittadini per arrivare ad una maggiore e migliore raccolta differenziata, prima di pensare ad un impianto avvenieristico”. E poi Michelangelo Serra ha espresso l'idea di “guardare avanti, di fare un salto in là” se si vuole guardare al futuro, quindi con un no a soluzioni di impianti di inceneritore di rifiuti.
“Per il futuro qualche consiglio ce lo può dare magari anche il dottor Giacchetti – come ha domandato Giorgio Abonante ex assessore al Bilancio della giunta Rossa con la 'domanda delle domande' come l'ha definita lui stesso – La nostra mole di impianti che ci siamo trovati, può continuare a guardare ai rifiuti che arrivano anche da fuori, o forse dobbiamo fare i conti con la realtà e iniziare a pensare ad una gestione più territoriale?”.

Quello che sarà il futuro è ancora un'incognita. Mentre quello che è certo ad oggi è che “l'attività industriale è ripresa con lo svuotamento dei capannoni di Castelceriolo e delle 12 mila tonnellate di rifiuti da eliminare, che non hanno però causato danno ambientale perché non erano pericolosi”. Giacchetti ha confermato come anche sotto un profilo giudiziario ora si lavori in condizioni di legittimità. Mentre il nodo da sciogliere, il più difficile resta quello sul piano economico-finanziario, per i debiti. “Si porti avanti – come sto cercando di fare io – un'azione di verifica e di indagine di alcune fatture del passato di creditori: perché da lì potremmo trovare un tesoretto”. Questa “soluzione” arriva dall'attuale presidente del Consiglio comunale, Emanuele Locci che ha messo in piedi una serie di ragionamenti sulle spese fatte in passato: “ora che con l'amministratore unico sono riuscito a farmi dare la documentazione, ritengo siano da verificare alcune fatture dei maggiori creditori che sono aziende che aspettano molti soldi, ma su alcune delle quali il dubbio è che siano fatture per servizi e attività che poi non si sono mai davvero svolte e per le quali, quindi forse non è dovere di Aral dare nulla”. Se così fosse....il debito scenderebbe.
13/12/2017
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